«Ricordare i nostri morti alla luce della festa dei Santi, della nostra fede nella risurrezione di Gesù e in ciò che tale risurrezione comporta per noi: una vita che non termina, che ha la piena realizzazione nel Cielo».
Castagne, vino novello, la fantomatica finestra d’“estate” a cavallo del suo giorno. San Martino, venerato l’11 novembre, specialmente in una parrocchia che porta il suo nome come Voltabrusegana, è molto di più dei tratti che la tradizione vi ha aggiunto. «Le iniziative per la festa di san Martino – racconta il parroco, don Marco Galante – sono il cuore della vita di una comunità che ricorda il suo patrono. Noi vorremmo viverla come un’occasione, oltre che per onorare questo santo, anche per crescere nelle relazioni come comunità cristiana».
Sabato 11 novembre, alle 11, messa in Duomo presieduta da don Fabio Spinello e concelebrata dai sacerdoti piovesi per nascita o per servizio; domenica 12, ricordo di san Martino alla presenza delle autorità civili e militari e dei rappresentanti delle associazioni locali; alla messa delle 11.30 interviene Lorenzo Rampon, direttore di Caritas Padova.
Un terreno da esplorare è quello dei “momenti sacri” vissuti dalla famiglia, così come quello del lutto, della malattia, del dolore e della morte. Il coraggio dell’annuncio Gli ambiti di vita che segnano l’esistenza di ogni persona sono luoghi in cui cogliere il volto umano di Dio