“La vita dei cristiani è continuamente sotto minaccia e sono vittime di una fortissima persecuzione e discriminazione. Dalla fondazione del Pakistan i cristiani stanno via via diminuendo e sono passati dal 20 al 4 per cento della popolazione. L’estremismo religioso islamico non permette, a chi non è musulmano, di vivere una vita pacifica in Pakistan. E così non solo i cristiani ma anche gli Indù e gli Ebrei continuano a lasciare il Paese”. A parlare è Shahid Mobeen, fondatore dell’associazione dei Pakistani Cristiani in Italia e docente di Filosofia presso la Pontificia Università Urbaniana.
“Sulla scia degli eventi profondamente dolorosi che si sono svolti a Jarnwala mi unisco al dolore di quanti sono stati colpiti e condanno fermamente l’incidente riprovevole che ha scosso non solo la nostra comunità ma le fondamenta stesse dei nostri valori”.
Nella bella stagione la vita dei detenuti è più difficile per il caldo, quest’anno aggravato dagli incendi, come a Palermo, ma “è stato permesso a chi aveva i soldi di comprare dei piccoli ventilatori”, dice al Sir il cappellano
Intorno alla figura di don Mottola, beatificato il 10 ottobre del 2021, sono sorte tante opere: le case della carità e varie case di accoglienza, il villaggio don Mottola, una casa di cura per anziani, una casa di spiritualità, un centro di solidarietà e molto altro. Tutto per offrire pari opportunità anche a chi è più svantaggiato
"Non potevo permettermi di comprare una macchina e così ho acquistato una motocicletta, che mi permette di scansare più agevolmente le buche dell’asfalto, anche se richiede più attenzione". Parola di don Michele Morando, classe 1955, prete fidei donum di Verona. Dal 2014 è in Papua Nuova Guinea: a quasi 15.000 km da casa, per annunciare la Buona Notizia
Che “la Chiesa ricominci a diventare sinodale”, secondo l’indicazione di Papa Francesco, “non è una scelta personalistica e discrezionale, un optional o un escamotage organizzativo, ma è il dinamismo proprio che lo Spirito Santo infonde alla Chiesa di Cristo, attraverso cui la guida fin dal principio e per il quale l’attuale Successore di Pietro ha affermato nel 2015 – commemorando il cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi a opera di Paolo VI – che ‘il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del Terzo millennio’”.
Parla al Sir da Fiume, in Croazia, padre Stanko Perica, direttore generale del Jesuit refugee service per l’Europa Sud Est: “Attualmente i numeri sono abbastanza alti, come avviene sempre in estate. So che c’è un aumento rispetto all’anno scorso ma non riusciamo a sapere quanti sono. Non ho più sentito di respingimenti a catena tra Italia, Croazia e Bosnia ma ci sono ancora casi di ragazzi picchiati dalla polizia croata"
Domenica scorsa sette persone, tra cui una neonata, suo fratello di 12 anni e i loro genitori, sono state uccise dai bombardamenti nella regione. Da una Kherson sotto attacco parla padre Ignatius Moskalyuk, rettore del locale monastero basiliano di San Volodymyr il Grande. Come vive un prete in guerra? “L’unica risposta che in questo momento mi viene in mente - dice - è l'immagine di un buon pastore che prende sulle sue spalle le pecore ferite, le cura e condivide con loro il dolore. Vivere in tempo di guerra significa vivere sapendo che ogni giorno può essere l'ultimo della vita”