1° maggio, festa dei lavoratori Chi crede di essere performante e competitivo; chi è disoccupato; chi ha l’occasione per riscattarsi. Il lavoro, nelle sue declinazioni, rifiuta debolezze e fallimenti. Affrontarli e accettarli è lo slancio vincente. La precarietà coinvolge l’intera comunità e ci rende fragili, chi più chi meno. Ma sbagli e difficoltà riattivano le persone: sta alla società essere inclusiva
A Breganze il “nostro” Antonio Gregolin – ideatore di Montegaldella “Paese del saluto” – dirige un concerto itinerante per celebrare un prezioso gesto di civiltà
“Bisogna tenere alta l’attenzione, perché c’è il rischio che questa situazione finisca nel dimenticatoio, ma la verità è che questa è una guerra civile a tutti gli effetti”. Lo ha detto al Sir p. Giulio Albanese, giornalista e missionario della Congregazione dei missionari comboniani, commentando la situazione in Sudan, dove due eserciti si stanno dando battaglia per il potere
Prosegue il conflitto, soprattutto attorno alla capitale del Paese africano, tra le forze del generale Abdel Burhan, e i paramilitari delle Rapid Support Forces, guidati dal generale Degalo. La gente è chiusa in casa senza cibo. Bomba su una chiesa a Khartoum
Un reading di parole e musiche concluderà il progetto ORIENTARSI NELLA TRANSIZIONE. Etica applicata per la vita della città promosso dalla Fondazione Lanza quale contributo per gli 800 anni dalla fondazione dell’Università di Padova
Si è chiuso ieri (dal 20), a Nicosia (Cipro), il simposio “Radicati nella speranza”, promosso dalla Roaco (Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali), per celebrare i 10 anni dell’Esortazione apostolica postsinodale “Ecclesia in Medio Oriente”. Le conclusioni del prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, mons. Claudio Gugerotti
Nel 1960, don Giussani sogna di lasciare l’Italia e di partire come missionario in Brasile insieme a un gruppo di ragazzi e ragazze di Gs, convinto com’era che solo il “mondo intero” è l’orizzonte del cristiano e "chi lavora senza questo ideale potrà essere accanitamente onesto, riccamente asceta, magari eroico, ma non cristiano vero". A documentare il grande desiderio di don Giussani è una lettera che il sacerdote di Desio scrive al vescovo di Belo Horizonte. Chissà - viene da chiedersi - che forma avrebbe preso l’esperienza di Gs in Italia, chissà se mai sarebbe nato perfino il movimento di Comunione e Liberazione come lo conosciamo adesso, se don Giussani all’inizio degli anni Sessanta avesse ottenuto il permesso di intraprendere in prima persona l’avventura missionaria che sognava di vivere in America latina.
Come i discepoli di Emmaus, anche noi, afferma il vescovo di Roma, “possiamo ritrovarci smarriti di fronte agli eventi, soli e incerti, con tante domande e preoccupazioni, delusioni”.