«Se penso alla mia professione semplice, il 4 gennaio, provo una grande emozione e una gratitudine profonda per il dono della chiamata e per la mia famiglia religiosa» racconta suor Elettra Colini, padovana di 29 anni, della famiglia delle Dimesse.
Vigonovo. La chiesa è stata chiusa per il rischio di distacco di calcinacci e le celebrazioni si sono spostate in centro parrocchiale. Per il consolidamento ci vorranno anni e una discreta somma. E c’è da intervenire anche sulla canonica
“Il divario fra Nord e Sud verrà colmato solo nel 2020”. Questo è il titolo apparso sulle colonne del Corriere della Sera il 13 settembre 1972. Cinquant’anni fa un grande meridionalista cattolico come Pasquale Saraceno, dolendosene, si sbilanciava in questa amara previsione. Sono dunque trascorsi 50 anni da quel titolo comparso sulle colonne del Corrierone, ma la questione meridionale, nel frattempo quasi scomparsa dai radar dell’informazione e della politica, ha mutato volto e dimensioni continuando a interrogarci.
In un’intervista il presidente Antonio Lissoni e il medico Giovanni Gazzoli fanno il punto sulla diffusione oggi della malattia nel mondo, ma anche sullo stigma che l’accompagna, sulla povertà e la disabilità che produce e su come combatterla
"Il partigiano di Dio". Un libro scritto a quattro mani da Vincenzo Grienti e Gerardo Severino per raccontare la storia (vera) di un sacerdote che arriva in una città e in una comunità parrocchiale in prima linea. Il testo rievoca e ricostruisce la vicenda di don Gilberto Pozzi, parroco dal 1943 al 1945 di Clivio, piccolo centro lombardo in provincia di Varese. Un sacerdote sensibile ai problemi del tempo e che, in stretta collaborazione col maresciallo Cortile, fece parte, anzi di fatto diresse, una rete di protezione per ebrei, resistenti, antifascisti che in quei luoghi di confine fuggivano dalle persecuzioni dei nazisti e dei militi della Repubblica sociale italiana
Strage ieri sera a Gerusalemme, davanti ad una sinagoga: un palestinese di 21 anni, ha aperto il fuoco contro i fedeli che si trovavano all'interno, provocando la morte di 8 persone e il ferimento di altre 10. Un attentato che giunge nel Giorno della Memoria e in pieno Shabbat
“L’uccisione intenzionale di civili innocenti è sempre un crimine. Il fatto che almeno sette israeliani siano stati assassinati dopo le loro preghiere di Shabbat vicino alla sinagoga nel Giorno della Memoria dell’Olocausto e che l’atto codardo sia ampiamente celebrato all’interno della società palestinese non fa che aumentare la natura barbara del crimine e di coloro che lo sostengono”.
Alcuni tra i giovani che a novembre scorso hanno fatto la loro professione pubblica di fede, l’hanno “ripetuta” in parrocchia: a Sant’Agostino, Campagnola, Cristo Risorto