I dati Istat. Nel 2020 la pandemia ha indotto molte persone a rinviare o rinunciare alle nozze. I matrimoni celebrati in Italia sono stati 96.841, il 47,4% in meno rispetto al 2019. In calo soprattutto le nozze con rito religioso (-67,9%) e i primi matrimoni (-52,3%). In caduta le prime nozze tra giovani, contenuto l’effetto pandemia sulle seconde
I dati Istat. Nel 2020, le separazioni sono state complessivamente 79.917 (-18%). Nello stesso anno i divorzi sono stati 66.662, il 21,9% in meno rispetto al 2019 e il 32,7% in meno nel confronto con il 2016, anno di massimo relativo (99.071 divorzi). Non solo tribunale: nel 2020 il 15,2% delle separazioni e il 23,2% dei divorzi sono stati effettuati direttamente in comune
Intervista a mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, in queste ore cruciali di tensione per la pace al confine tra Ucraina e Russia. “Come diceva domenica il Papa, è sempre triste quando questo odio, questa violenza, questa incomprensione avvengono tra popoli cristiani”, osserva l’arcivescovo. “Occorre allora che noi crediamo veramente nella forza del perdono. Occorre ripartire dal perdono. Il perdono chiede una conversione del cuore perché chiede di cambiare lo sguardo sull’altro. Certo, è un miracolo. Però, non dobbiamo dimenticare che la preghiera è veramente potente”
Permetterà a milioni di bambini di continuare a studiare. "L'Unicef ha bisogno di ulteriori 250 milioni di dollari per poter continuare a sostenere i docenti"
L'organizzazione ha condotto una valutazione tra i bambini sfollati in Burundi a novembre, compresi i rifugiati recentemente rimpatriati, e ha riscontrato che le difficoltà di registrazione e la mancanza di documenti di identità erano ostacoli fondamentali all'iscrizione a scuola
La denuncia di Unhcr che si dice "profondamente allarmata" per "il crescente numero di incidenti violenti e di gravi violazioni dei diritti umani contro i rifugiati e richiedenti asilo alle varie frontiere dell'Europa, molti dei quali hanno provocato tragiche perdite di vite umane"
Anche gli operatori della Caritas Ucraina hanno dovuto lasciare i territori della “linea di contatto” dove la scorsa settimana erano impegnati a portare aiuti umanitari alla popolazione, a causa della escalation militare nella zona.