Maurizio Viscidi, Padova, Milan e Nazionale. Il calcio, fede e studio

«Come calciatore ero bravino, tecnico, ma mi mancava intanto la fisicità, non ero potente e nemmeno avevo la cosiddetta vis agonistica. Per come la vedo adesso, arrivo a dire quasi una eccessiva educazione, che ha finito per inibirmi un po’ sul piano dell’aggressività. Bello da vedere insomma, niente di più: Allievi a Vicenza, poi non riconfermato, campionato Berretti a Montebelluna e idem… Pensavo di aver chiuso col calcio e la mia fortuna è stata l’Isef, potendo così occuparmi comunque di sport».

Chiesa e Covid. C”è un nuovo “humanum” da accogliere ed evangelizzare

Il ripensamento delle relazioni, un nuovo “humanum” sotto le spoglie del virtuale da accogliere ed evangelizzare, una ministerialità laicale da formare, l’esperienza del limite e il rilancio del sacramento dell’unzione degli infermi. Questi, in estrema sintesi, gli spunti emersi nel seminario promosso nei giorni scorsi da cinque istituzioni accademiche teologiche italiane, che ha dato il via ad un percorso di riflessione. Sullo sfondo le sfide lanciate dal Covid-19

Svetlana, il lavoro di cura e “il diritto a non farsi male”

Diciassette anni fa ha lasciato la Moldavia per trasferirsi a Trento, dove lavora come badante. L'ultima esperienza è stata drammatica: “Per sei anni ho sollevato una donna non autosufficiente di 94 anni e mi sono infortunata più volte: quando ho fatto venire la dottoressa di famiglia per ottenere ausili e infermiera, mi hanno licenziata. Ora ho gravi danni alla spalla e dovrò operarmi. Dobbiamo denunciare”