Al termine dell'udienza del mercoledì, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana, il Papa ha ricordato i tragici attentati di Bruxelles e ha chiesto la "condanna dei crudeli abomini" e la preghiera per "convertire i cuori di queste persone accecate dal fondamentalismo crudele".
La capitale belga presa di mira come simbolo di una certa idea di Europa, che risponde al progetto dei padri fondatori, fatto di convivenza, democrazia e diritti. Il terrorismo invece semina paura per raccoglierne i frutti: odio, divisioni, nuovi muri, guerre. Il Vecchio continente oggi è alla prova.
Intervista con monsignor Jozef de Kesel, presidente dei vescovi belgi e arcivescovo di Malines-Bruxelles dopo gli attentati che hanno seminato morte e terrore nel cuore dell'Europa. Alle 12 la città si è fermata per un minuto di silenzio in memoria delle vittime e le campane delle chiese e delle cappelle di tutto il Paese hanno suonato a morte. Un segno della profonda tristezza che attraversa oggi il Paese ma anche un messaggio di speranza. «La città non può morire così».
In centinaia si sono ritrovati nella piazza centrale della capitale belga divenuta luogo del ricordo tra fiori, scritte coi gessetti colorati e candele.
L'uomo ha fornito alla polizia l'indirizzo dell'abitazione da dove ha preso i tre terroristi. Nell'appartamento è stato ritrovato altro materiale esplosivo. Forse, i kamikaze volevano trasportare altre bombe, ma il bagagliaio era troppo piccolo.
Al momento, il ministro degli Esteri, Gentiloni, parla di italiani feriti coinvolti negli attentati; Tajani, vicepresidente del Parlamento europeo, consiglia invece ti utilizzare i telefoni di casa perché le linee sono intasate
Matteo Lazzarini, veneto, ma da anni residente a Bruxelles, questa mattina è andato a lavoro senza prendere la metro che passa dalla fermata Maelbeek, luogo di una delle tre esplosioni e vicino ai palazzi delle istituzioni europee. «Fino a questa mattina, la gente non aveva paura».