Ve lo ricordate sicuramente Casomai, il film di D’Alatri del 2002, con la coppia Volo e Rocca che in tante parrocchie divenne una puntata ufficiale del corso fidanzati.
C’è un impulso ancestrale, inevitabilmente riconducibile alla sopravvivenza – nella caccia sia come preda, sia come predatore – se ancora oggi l’essere umano ha un adrenalinico rapporto con la velocità. Istintivo, famelico, fino a diventare ossessivo.
Ligia, Maria… ma anche Mohammed e tanti altri… sono volti noti della città. Noi, come associazioni e realtà religiose che ci occupiamo quotidianamente di persone vulnerabili e svantaggiate per garantire loro l’accesso ai servizi primari (un pasto, un letto, una doccia…) o anche per una parola di conforto, li conosciamo; li chiamiamo per nome…
Gremita come ogni anno la basilica del Carmine di Padova in occasione della solenne celebrazione della Giornata mondiale del malato, giunta quest’anno alla XXXIII edizione, nella memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes (11 febbraio). Presenti fedeli, malati, familiari, istituzioni e moltissimi volontari delle diverse associazioni e realtà che si occupano dei malati.
Pietre vive e preziose, Fratte terra di vocazioni sacerdotali, religiose, missionarie è il titolo del libro di Stefano Zuanon, presentato a inizio febbraio nel contesto delle celebrazioni per il centenario della chiesa parrocchiale di San Giacomo apostolo (1925-2025) e dell’Anno Santo.
Don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute della Cei, riflette sul legame tra speranza e malattia: “La sofferenza spinge a cercare un senso e, spesso, a riscoprire Dio. Curare non è solo guarire: servono tempo, relazioni, vicinanza”. Critico il modello sanitario attuale, troppo orientato alla prestazione: “Dobbiamo restituire centralità ai malati e ai curanti, sostenendoli con preghiera e riconoscimento concreto”