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In dialogo con la Parola

giovedì 19 Febbraio 2026

Un nuovo esodo nel deserto: a questo siamo chiamati

don Riccardo Betto

Il deserto della Giudea (wikipedia.org).

I domenica di Quaresima (anno A)
Genesi 2,7-9; 3,1-7 | Sal 50 (51) | Romani 5,12-19 | Matteo 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Un gesto austero come l’imposizione delle ceneri sul capo, con le parole che l’hanno accompagnato, hanno dato inizio al tempo liturgico della Quaresima.
È un “tempo favorevole”, è un’ulteriore opportunità per “ritornare a lui” e quindi anche alla nostra essenza; è un tempo per recuperare l’essenziale della nostra vita di discepoli e di comunità cristiane. Ed è un cammino caratterizzato dall’invito alla conversione, ad assumere uno stile di autenticità nelle relazioni. E il luogo che abitiamo in questa prima tappa è il deserto. «In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo». La narrazione teologica delle tentazioni di Gesù nel deserto si colloca dopo l’esperienza del battesimo al Giordano. Prima di iniziare la vita pubblica, Gesù è chiamato a confrontarsi con le seduzioni. Ed è lo stesso Spirito che è sceso su di lui a condurlo nel deserto. In realtà, c’è un significato teologico in questo passaggio: il deserto richiama l’esodo, il cammino di liberazione che il popolo ha compiuto per raggiungere la terra promessa.

Anche il nostro cammino è un esodo continuo, è un’occasione di liberazione. Ed è significativo anche il numero quaranta che nuovamente ritorna: è il numero che indica una generazione. Quindi, per tutta la sua vita Gesù si è dovuto confrontare con le seduzioni. Anche lui, uomo come noi, ha dovuto misurarsi con l’eterna lotta tra il bene e il male, tra le seduzioni del potere e del successo e la coerenza a se stesso e alla volontà del Padre. Sapere che anche lui ha dovuto confrontarsi con le seduzioni mi aiuta a dare un senso ai miei momenti di crisi, a discernere soprattutto quando ci si sente maggiormente vulnerabili e combattuti.

C’è un aspetto che emerge dalla narrazione evangelica di Matteo: e cioè il fatto che il Satana non si presenta a Gesù come un rivale o un nemico ma paradossalmente come un alleato. Questo ci porta a comprendere che spesso le seduzioni nella vita possono essere sottili o subdole, possono assumere una forma esteticamente affascinante, possono anche usare un linguaggio biblico, possono insinuarsi pure nelle dimensioni religiose e sacre. Provo a pensare a alcune persone o esperienze che, a un primo impatto, sembrano positive ma che poi nel tempo si rivelano ingannevoli, non sono libere e liberanti; oppure quando alcuni scopi e obiettivi della vita possono diventare i luoghi delle nostre schiavitù. In questa lotta interiore tra il bene e il male, tra ciò che è inganno e ciò che è rigenerante, noi siamo chiamati a compiere un nuovo esodo nel deserto.

Proviamo brevemente a considerare le tre tentazioni/seduzioni rivolte a Gesù cercando di attualizzarle.
*** «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane»: la prima seduzione raggiunge un uomo che ha fame. E la fame restringe lo sguardo e gli orizzonti. In qualche modo, il diavolo invita Gesù a usare le sue capacità per il proprio esclusivo vantaggio e per il proprio interesse. Gesù risponde ricordando che l’uomo non vive solo di pane; ma c’è una fame più profonda che necessita del pane della parola. E nella sua vita, Gesù non userà le sue capacità per sé stesso ma le metterà a servizio degli altri.
*** «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù»:
il diavolo conduce Gesù sul punto più alto del tempio. Lo sfida chiedendo a Gesù di ricorrere a qualcosa di straordinario per assicurarsi il consenso della gente. E questa tentazione sarà presente in tutta la sua vita pubblica. Gesù riporrà sempre e solo la fiducia nel Padre e non tradirà se stesso per compiacere le persone o per rincorrere i numeri. E questo mi porta a riflettere sulla seduzione che spesso ci spinge a fare determinate scelte per compiacere gli altri. Inoltre, il rischio è di lasciarci condizionare dalle aspettative degli altri e di comportarci in un determinato modo perché abbiamo un bisogno smisurato di sentirci stimati e accettati e perché non vogliamo deludere.
*** «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai»:
la seduzione del potere è la più terribile e la più rischiosa, cioè adorare il potere per avere il dominio sul mondo. Gesù nella sua vita contrapporrà alla seduzione del potere la logica evangelica del servizio. E dinanzi a questa seduzione, Gesù si scaglia in modo forte e netto: «Vattene Satana». Questa fermezza è un richiamo anche a noi e alle nostre comunità perché questa seduzione rischia di attaccare maggiormente le nostre relazioni e a minare le dinamiche delle nostre comunità. Proviamo a pensare alle comunità che si spaccano e si dividono perché al loro interno vi sono forti personalità e accese contrapposizioni che cercano o rivendicano un ruolo o un potere. Ma penso anche a quelle relazioni che non sono libere: quando “adoriamo” determinate persone o guru del momento non accorgendoci che quelle relazioni rischiano di plagiarci e di togliere la nostra libertà; oppure quando pensiamo che senza quella persona o quella dimensione non siamo in grado di “stare in piedi” da soli e di crollare. E quanti altri esempi potremmo fare.

Per questo, accolgo questa pagina delle seduzioni come una provocazione attuale che ci porta a chiederci: c’è qualcosa o qualcuno che mi sta impedendo di essere libero e di perseguire il mio bene e la strada della mia realizzazione? Quali sono le seduzioni che rischiano di non farci essere comunità autentiche e evangeliche? A tutti, un buon cammino di verità e di discernimento nel deserto.

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