Idee
“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. Con questa potente immagine Papa Leone XIV apre la sua prima enciclica, intitolata proprio Magnifica Humanitas. Al documento, pubblicato il 15 maggio scorso in occasione del 135° anniversario della Rerum Novarum, con cui il suo predecessore Leone XIII alla fine dell’800 affrontò le grandi questioni sociali nate dalla rivoluzione industriale, il pontefice affida il compito di declinare la dottrina sociale della Chiesa nell’epoca della rivoluzione digitale.
L’enciclica non si limita a offrire riflessioni sulla tecnologia, sugli algoritmi e sulle trasformazioni digitali. Al contrario, lascia emergere un “cuore” più profondo, di natura educativa e antropologica, che può rappresentare una significativa fonte di ispirazione per le giovani generazioni. La questione centrale riguarda l’essere umano: quale idea di persona stiamo trasmettendo ai più giovani? E quale forma di umanità stiamo contribuendo a costruire per il futuro?
Il documento parte da una constatazione ormai evidente: la rivoluzione digitale sta modificando non soltanto il modo in cui lavoriamo o comunichiamo, ma anche il nostro modo di conoscere, pensare e relazionarci. “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa”, ricorda Leone XIV, citando Papa Francesco. Ma avverte: “Oggi (…) ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo. Le nuove tecnologie aprono un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere. Ciò rende più complesso valutarne l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignità delle persone e sul bene comune”.
È proprio qui che il tema dell’educazione assume una centralità decisiva, quando tocca il tema della dignità umana e del bene comune. Come raggiungere questi obiettivi formativi?
Leone XIV dedica nel prosieguo del documento pagine particolarmente significative al processo educativo. Per sviluppare dignità e uscire dal proprio individualismo, occorre riflettere sulle proprie conoscenze e approfondirle. Di contro la cultura digitale, caratterizzata dall’immediatezza e dall’iperstimolazione, rischia di rendere sempre più difficile nei giovani l’esercizio della pazienza intellettuale necessaria per cercare la verità. Si moltiplicano le informazioni, ma diminuiscono i tempi della riflessione. Si ottengono risposte in pochi secondi, ma si perde gradualmente la capacità di formulare domande autentiche.
“Come scrive Platone – scrive papa Leone -, le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a ‘sfregare’ i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione. Dobbiamo educarci a digiunare dall’IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario”.
Il Santo Padre, ricorda inoltre a genitori ed educatori con preoccupazione che “negli ultimi anni la letteratura psicologica e psichiatrica ha documentato con crescente insistenza come un’esposizione precoce e non mediata ai dispositivi digitali e ai social possa incidere negativamente su sonno, attenzione, regolazione emotiva e relazioni, soprattutto nelle età più vulnerabili, con conseguenze a volte drammatiche”. Di fronte alle “res novae” portate dal digitale, oltre a questi rischi, emerge anche la pericolosa visione che la tecnologia non venga assimilata e riconosciuta dai giovani come un’espressione autenticamente umana della creatività e dell’ingegno. In questo scenario, diviene insidioso l’affermarsi di quello che il Papa definisce “paradigma tecnocratico” che stabilisce il valore dell’essere umano in base alla sua efficienza, velocità e visibilità, come quella attribuita dal numero dei “like” e dai “follower”.
Come contrastare questa visione e lo spettro del colonialismo digitale, che sta trasformando l’individuo in consumatore da profilare? Nell’enciclica viene indicato il ruolo fondamentale della famiglia e il contributo essenziale della scuola. Quest’ultima viene definita il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare ad amare la verità, interrogarsi sul senso della vita e sviluppare una visione integrale della persona. La scuola è chiamata a offrire ciò che il digitale, da solo, non può garantire: tempo condiviso, relazioni significative, dialogo, confronto e approfondimento.
La sfida educativa, tuttavia, non può essere affidata esclusivamente agli insegnanti. L’enciclica sollecita piuttosto una rinnovata alleanza tra famiglie, istituzioni educative e società civile, che trova la sua piena efficacia quando è sostenuta da una dimensione spirituale autentica. Educare, in questo senso, significa accompagnare i giovani nella maturazione di un pensiero solido e critico, e nello sviluppo di una libertà capace di orientarsi consapevolmente verso il bene.