Ungheria: vescovi su difesa della vita, “sia priorità, no a competizione politica”
La Conferenza episcopale interviene nel dibattito riaperto nel Paese sulla tutela della vita. Il riferimento a papa Leone XIV: «Una società è sana e progredisce davvero solo se custodisce la sacralità della vita». Aborto ed eutanasia definite «scelte gravemente errate». L'appello al governo: non ragionare su questi temi «in base alla quotidiana competizione politica», ma pensare a chi ha davvero bisogno di aiuto. «Madri e figli non sono avversari»: la disponibilità dei vescovi a offrire la propria esperienza per «costruire insieme una cultura della vita».
Si è riaperto in Ungheria il dibattito sul tema della tutela della vita, ed è per questo che la Conferenza episcopale ungherese ha diffuso una nota per ribadire che “la vita umana va protetta ed è inviolabile dal concepimento fino alla morte naturale”. Nel messaggio si fa riferimento a Papa Leone XIV e al fatto che “una società è sana e progredisce davvero solo se custodisce la sacralità della vita” e che aborto ed eutanasia sono “scelte che la Chiesa ritiene gravemente errate”. Invece se in una società la vita di alcuni viene considerata sopprimibile, la dignità della vita umana viene gravemente ferita. I vescovi ricordano come la Chiesa si spenda concretamente e da tempo a fianco delle famiglie in crisi o delle mamme sole: “Madri e figli non sono avversari. Le situazioni di crisi possono essere risolte con un aiuto concreto”, spiegano, invitando il governo a non ragionare su questi temi “in base alla quotidiana competizione politica, ma sulla base di quale soluzione aiuti realmente i nascituri indifesi e i genitori in difficoltà. Da parte dei vescovi la disponibilità a offrire la propria esperienza per collaborare e “costruire insieme una cultura della vita, non solo a parole, ma con un aiuto tangibile e quotidiano”.