Colf e badanti: la crisi gonfia il lavoro nero

Il convegno di Acli Colf in occasione della Giornata internazionale del lavoro dignitoso. Tra le badanti coinvolte in mansioni di piccola assistenza medica e para infermieristica (cosa tra l’altro vietata), il 33,9% lavora “in nero”. Forti sperequazioni a livello retributivo tra nord e sud.

Colf e badanti: la crisi gonfia il lavoro nero

Purtroppo il lavoro domestico, in Italia e nel mondo, è ancora lontano dagli standard previsti, non sempre considerato un vero lavoro e anche in Italia numerose tutele non sono garantite, come la malattia e la maternità. A ricordarlo sono i dati presentati da Acli Colf e Caritas Internationalis durante il convegno “Colf e badanti: il lavoro dignitoso inizia in casa”.

“Nel nostro paese – afferma Raffaella Maioni, responsabile nazionale Acli Colf – già dal 1974 ci sono delle forme di garanzia previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro domestico. Di fatto però il lavoro domestico risulta ancora poco tutelato, e in particolare i sostegni alle famiglie che assistono i propri anziani in casa, sono troppo deboli. Stiamo registrando nuovamente un aumento del lavoro nero e forti differenziazioni territoriali tra Sud e Nord Italia in merito alle retribuzioni. Sicuramente solitudine e fragilità sono il male peggiore di questo rapporto di lavoro”.

Nelle recente ricerca e promossa dalle Acli Colf Viaggio nel lavoro di cura (Ediesse 2016), emergono alcune evidenti situazioni di criticità.
Ad esempio, tra le badanti coinvolte in mansioni di piccola assistenza medica e para infermieristica (cosa tra l’altro vietata), il 33,9% lavora “in nero”.
Insistono inoltre forti sperequazioni a livello retributivo: se un’assistente familiare a Bologna raggiunge uno stipendio mensile di 1000 euro, a Benevento si arriva appena a 550 euro.
In affanno economico le famiglie spesso costrette a tagliare le spese per la cura, la salute, l’alimentazione.

Da poco Acli Colf è affiliata all’Idwf (International Domestic Workers Federation).
Nata nel 2013 questa Federazione internazionale di associazioni di lavoratori domestici, oggi comprende 61 associazioni di 49 paesi, con oltre 500 mila iscritti, la maggior parte dei quali organizzati in sindacati, associazioni, reti e cooperative di lavoratori. La federazione è nata per favorire la collaborazione tra associazioni a livello globale finalizzata alla promozione dei diritti dei lavoratori domestici.

Sono circa 67 milioni i lavoratori domestici nel mondo
L'83% sono donne e 11,5 milioni sono lavoratori domestici migranti (fonte ILO), spesso privi di adeguate norme contrattuali e di scarse tutele dei loro diritti, ostacolati quando non addirittura impossibilitati a organizzarsi in forme associative.

In Italia secondo i dati INPS i rapporti di lavoro iscritti all’Inps nel settore domestico sono 886.125. Di questi l’87,5% sono donne (circa 780 mila), mentre il 76% sono di origine straniera (circa 692 mila).

Dal 2015 l’Europa dell’Est è stata l’area geografica da dove provengono quasi la metà dei lavoratori stranieri (circa 404.571).
Un numero interessante ed in aumento sono state le lavoratrici e lavoratori italiani che raggiungono 213 mila (con un sostanziale incremento dei badanti di nazionalità italiana nel 2015 del +13,0%).
Le altre lavoratrici/ori provengono da: Filippine (71 mila), America del Sud (62 mila), Asia dell’Est (51 mila), Nord Africa (34 mila), Africa centrale e meridionale (19 mila), America Centrale (12 mila).

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Parole chiave: badanti (11), colf (2), Acli (29)
Fonte: Redattore sociale
Colf e badanti: la crisi gonfia il lavoro nero
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