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Chiesa IconChiesa | In dialogo con la Parola

mercoledì 1 Luglio 2026

Gli sguardi disarmanti e rivoluzionari dei piccoli

XIV Domenica del Tempo ordinario (anno A) Zaccaria 9,9-10 Salmo 144 (145) Romani 8,9.11-13 Matteo 11,25-30
don Riccardo Betto

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ci sono momenti nella vita in cui tutti abbiamo sperimentato un senso di sconforto e di smarrimento; spesso, in quei momenti si ha la sensazione di aver fallito nel rapporto con gli altri, nel proprio ambito lavorativo o nel ministero, nel cammino di evoluzione personale. Abbiamo la consapevolezza di essere stati mossi da motivazioni profonde, di aver investito tempo e energie, di aver impiegato creatività per perseguire quell’obiettivo che ci stava particolarmente a cuore. E invece, non solo i risultati non sono arrivati e i numeri si sono dimostrati deludenti, ma ci sono state persone e realtà che ci hanno girato le spalle e più che un cambiamento abbiamo notato una pericolosa regressione. In momenti come questi cosa si prova? Spesso, dicevo, si prova un senso di fallimento che toglie il respiro e le uniche parole sono di amarezza oppure di svalutazione contro se stessi.

Perché ho iniziato la mia riflessione con questa premessa? Perché è quello che ha vissuto Gesù. Il Vangelo proposto questa domenica nasce proprio da un vissuto complesso e difficile per il Maestro. Occorre ricordare il contesto: Gesù è considerato un bestemmiatore dagli scribi, i farisei hanno iniziato una campagna diffamatoria nei suoi confronti, le due principali città nelle quali maggiormente aveva insegnato e compiuto prodigi non danno alcun segno di cambiamento. È il momento della delusione per Gesù, in cui tocca con mano il senso di impotenza. La logica dell’incarnazione non lo ha preservato da questi risvolti umani. Così, pensando a lui, ho ripensato a come io ho reagito in certe situazioni: il lasciarmi andare, il fatto di non volerne più sapere di certe persone e di certe realtà, il sospetto di non essere in grado di fare nulla.

Sorprende – tenendo presente tutto questo – che Gesù improvvisamente innalzi al Padre una benedizione commovente, lucida e liberatoria: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza». Questa benedizione nasce nella preghiera: infatti, ha saputo sintonizzarsi con il Padre, con il suo cuore e con il suo pensiero. Perché in quel momento di dolore (la sua notte), Gesù non ha concesso alle tenebre di avvolgerlo, ma ha lasciato aperto un varco per far passare la luce. Quel varco di fiducia lo ha salvato dalla negatività e gli ha permesso di vedere e accorgersi degli occhi dei piccoli e dei semplici, di coloro che agli occhi dei grandi non contano ma che sanno guardare Dio e il mondo con lo sguardo disarmante della purezza e della fiducia incondizionata. Proprio quegli occhi hanno “salvato” Gesù e possono salvare anche noi: vi sono sempre alcuni che comprendono, accolgono e si aprono. Questi sono i piccoli: sono i semplici, i puri, coloro che non hanno pretese né verità e dogmi da difendere, non hanno ruoli da rivendicare; a partire dalla loro marginalità sono donne e uomini liberi e hanno la capacità di accogliere e di vivere la novità e la logica del Vangelo.

Se ripenso alla mia storia, mi tornano in mente alcuni momenti difficili del mio ministero in cui puntualmente il Signore mi ha fatto incrociare gli occhi inaspettati di donne e di uomini che mi hanno donato fiducia, che mi hanno svelato la verità sempre attuale delle parole di Gesù. E sono e sarò sempre grato al Signore per avermi dato la possibilità di trovare il senso del mio discepolato nelle storie di persone etichettate, ferite, emarginate che mi hanno rivelato in modo disarmante l’autenticità e l’apertura del cuore.

È la preghiera vissuta come una vera relazione con Dio che mi aiuta a assumere uno sguardo equilibrato e onesto sulla realtà, che mi libera dall’ansia dei numeri, dei bilanci e dei successi e mi porta a cogliere le intenzioni autentiche e gli sguardi inaspettati e accoglienti. E tutto diventa ispirazione per un canto di gratitudine e di commozione. E poi è liberante essere abitati dalla consapevolezza che abbiamo tutti la libertà di andare da Lui: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro». Abbiamo il diritto di riconoscere che siamo stanchi, di individuare che cosa ci opprime e ci appesantisce. Spesso certe regole umane e certe norme religiose sono un giogo insopportabile, perché non nascono dalla Parola o dallo Spirito, ma sono il frutto di una pretesa di verità e di un controllo sulle coscienze delle persone. Gesù ci invita a andare da Lui, a vivere il rapporto con Lui come un luogo di riposo, come la possibilità di recuperare il respiro autentico, come il nostro riscatto rispetto alle regole del mondo. Vi è un unico “giogo”: accogliere il suo Vangelo che non si impone con nessuna violenza o intransigenza (mitezza), ma che si svela nell’esperienza dell’amore e del servizio (umiltà di cuore).

Vogliamo allora essere riconoscenti per queste parole di Gesù, perché ispirano stupore e fiducia, perché ci riconciliano con la vita e con il nostro respiro e, nello stesso tempo, esprimiamo la nostra lode al Padre perché ci ha fatto incrociare e ci fa incrociare la strada e gli occhi dei piccoli e a loro, ancora una volta, rivela i suoi segreti, ciò che rimane nascosto a chi non sa stupirsi e non è disposto a sintonizzarsi con il linguaggio del cuore.

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