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Edilizia e Restauri | Edilizia & Restauri #05 2026

sabato 11 Luglio 2026

Albignasego. Il sant’Antonio di Carpanedo attende un tetto nuovo che lo ripari

È precario lo stato di conservazione dell’oratorio quasi sconosciuto del Crocifisso: una mobilitazione per salvarlo
Emanuele Cenghiaro

Una chiesetta nascosta e dimenticata, a rischio crollo, torna a far parlare di sé. Grazie alla volontà dei proprietari, la famiglia Lanaro, e alla passione dello studioso Paolo Caratossidis, Carpanedo, frazione storica di Albignasego, potrebbe riappropriarsi di un pezzo della propria storia.
L’edificio in questione è l’oratorio del Santissimo Crocifisso, detto Bugazzi-Lanaro, in vicolo Bixio. Una chiesetta poco nota perché è nascosta tra l’autostrada, che le passa a poche decine di metri, e il cavalcavia di via Silvio Pellico che, poco rispettosamente, è sorto a pochissimi metri dalla sua facciata rendendola, anche a causa della folta vegetazione, invisibile dalla strada.
«L’edificio versa in condizioni di grave degrado. La compromissione della copertura, la vegetazione sviluppatasi sulle murature, la perdita di intonaci e il deterioramento del dipinto murale interno rendono urgente non soltanto un intervento di messa in sicurezza, ma anche la ricostruzione della sua identità storica» racconta Paolo Caratossidis, che si è fatto carico di promuovere una ricerca storica preliminare, nonché di portare all’attenzione pubblica il manufatto.
La prima notizia dell’oratorio, che vi appare come dedicato a Gesù Crocifisso e di proprietà del reverendo Antonio Cecchetti, tanto che per lungo tempo era detto “oratorio dei Cecchetti”, risale a una visita pastorale del 1747 ed era quindi preesistente. Caratossidis fa notare la presenza nelle vicinanze di villa Bugazzi, risalente al 17° secolo, ma una relazione tra i due edifici non è documentata, anche se per molto tempo la chiesetta fu definita anche oratorio Bugazzi. Una ricerca di Massimo Trevisan localizza in area Bugazzi la villa tardocinquecentesca di Girolamo Fabrici d’Acquapendente, attribuita a Dario Varotari e ricordata dalle fonti come “Montagnola”: anche in questo caso non è possibile allo stato attuale delle conoscenze stabilire rapporti tra i due edifici.
Si sa che l’oratorio era “pubblico” sotto il profilo ecclesiastico, pur essendo in proprietà privata. Non risultava tuttavia gravato da un obbligo stabile di celebrazione; la messa era officiata per devozione o quando occorreva amministrare il viatico agli infermi.
Al suo interno la chiesetta conserva un dipinto nel presbiterio, bisognoso di restauro e soprattutto di protezione dalle intemperie, visto lo stato del tetto, che raffigura una figura femminile identificabile con la Madonna Addolorata e sant’Antonio. Bello l’altare con mensa in pietra di Costozza. Vi sono poi alcune decorazioni parietali. Nella chiesetta vi erano poi un crocifisso ligneo, custodito dai proprietari così come una piccola campana, firmata dalla fonderia Daciano Colbachini, conservata con il proprio ceppo ligneo.
Lo stato attuale di conservazione della chiesetta è molto precario: è urgente provvedere alla messa in sicurezza e poi al rifacimento almeno del tetto, per non rischiare una perdita definitiva.

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