Fatti
La pagina interna del settimanale diocesano titolava: chi coltiverà i campi in Trentino nel 2050? Già: chi coltiverà i campi in generale nel 2050? Perché l’agricoltore è ormai razza in via d’estinzione: età media sopra i 60 anni, scarso ricambio generazionale, continue chiusure di aziende agricole. E’ vero che la superficie media aziendale è aumentata in Italia nel corso degli ultimi anni, ed è cosa buona seppur lontana dalle superfici medie tedesche e francesi. Rimane però un fatto: a quell’epoca solo un lavoratore su cento si occuperà del lavoro agricolo. Con droni, algoritmi, tecnologie avanzate… ma sempre più da solo.
Non è questione di solitudine: mancheranno lavoratori nella raccolta, negli allevamenti, nei piccoli appezzamenti marginali, nei territori più decentrati, nelle colture meno redditizie, nelle zone di più difficile irrigazione. Avremo pascoli abbandonati, boscaglia in aumento, terreni incolti.
Problemi alimentari non ce ne saranno, le rese agricole stanno aumentando ovunque. La questione sarà soprattutto ambientale, e qualche centinaio di giovani che si dedicano alle api o alle erbe officinali non compenserà le migliaia di agricoltori che già nei prossimi cinque anni appenderanno la zappa al chiodo.
Con il contadino, entro il 2050 rischia di scomparire pure l’artigiano, insomma due mestieri tra i più antichi del mondo. Già oggi un giovane falegname è più raro di un panda, ma molti “antichi” mestieri non hanno un ricambio. Può darsi che la preziosità di queste figure – e quindi retribuzioni in costante aumento – contribuisca a cambiare il trend, a spingere più giovani ad avventurarsi nei mestieri del “fare” che saranno vitali fintantoché non s’inventeranno umanoidi capaci di sostituirci.
Non succederà invece nell’agricoltura laddove la redditività delle coltivazioni è da troppo tempo marginale, il cambiamento climatico sta sconvolgendo i territori (si pensi alla questione acqua, qui e non nel Sahel), gli eventi meteorologici estremi riescono ad azzerare in due ore un intero anno di lavoro. L’agricoltura quindi o sarà una costola dell’industria, con metodi e organizzazioni, o non sarà più. Se non nel 2050, sicuramente appena dopo.