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Chiesa IconChiesa | In dialogo con la Parola

venerdì 4 Settembre 2026

Comunità custodi dei fratelli e delle sorelle

XXIII Domenica del Tempo ordinario (anno A) Ezechiele 33,1.7-9 Salmo 94 (95) Romani 13,8-10 Matteo 18,15-20
don Riccardo Betto

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Le letture di questa domenica ci provocano a riflettere sulle nostre relazioni, o meglio sulla complessità e sull’opportunità delle nostre relazioni. E quando ci si trova a riflettere, inevitabilmente si abita una molteplicità di sentimenti. Perché se da una parte ogni persona sente la necessità di vivere in relazione, dall’altra ognuno ha sperimentato e sperimenta la fatica dei legami, porta nel proprio corpo e nella memoria alcune ferite, custodisce soprattutto la ricchezza di ciò che ha ricevuto e di ciò che ha donato. Anche Gesù è stato un uomo di relazione e in relazione, ha vissuto fino in fondo la bellezza della grazia che scaturisce dai legami ma anche la sofferenza e l’amarezza. Proprio per questo, le parole del Vangelo di oggi, che appartengono al discorso ecclesiale di Matteo, sono importanti per ripensarci come comunità di discepoli che con fatica cercano di vivere le relazioni con lo spirito evangelico. Sono consapevole che spesso alcune relazioni nelle comunità cristiane sono diventate, per tanti motivo per andarsene o per prenderne le distanze; tuttavia, le nostre comunità sono incarnate e sono il luogo degli intrecci della nostra umanità, anche delle nostre ferite e fragilità. Tuttavia, le parole di Gesù ci liberano dalla tentazione dell’adattamento, dei facili pregiudizi o della sfiducia a priori.

Prima di addentrarmi nella riflessione del testo proposto, è necessario ricordare che poco prima Gesù aveva proposto l’immagine del pastore che va in cerca della pecora smarrita e aveva concluso dicendo: «Così è la volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». In questo orizzonte, allora, si collocano le parole di Gesù alle nostre comunità. Innanzitutto, Gesù intende superare ciò che scriveva il libro del Levitico riguardo all’offesa ricevuta. Infatti, fino al tempo di Gesù ci si limitava a questo: «Rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un altro peccato per lui». Ebbene, a questa prassi il Maestro spinge il discepolo a fare qualcosa di più importante e decisivo, a porre vari tentativi con gradualità. Il primo passaggio: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». Il paradosso è che la persona “offesa” è chiamata a prendere l’iniziativa. Quindi, ciò che spinge a cercare e ad andare è l’amore che nutri per lui, perché non ti è estraneo o indifferente ma un fratello della tua comunità che si sta facendo del male o rischia di fare del male. Ognuno è responsabile e custode del proprio fratello. E già basta questa consapevolezza per scrivere nuove pagine di comunità davvero evangeliche.

Gesù sottolinea la necessità di andare e incontrare il fratello da solo, evitando di cadere nell’emarginazione o nel pettegolezzo. Questa fase, in realtà, è molto delicata e difficile; può esserci anche la paura di sbagliare o complicare ulteriormente la situazione. Eppure, è un tentativo necessario di delicatezza e di umanità, preventivando il rischio del rifiuto e del fallimento. A quel punto si potrebbe rinunciare, ma Gesù ci chiede un secondo passaggio: «Se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone». È un ulteriore tentativo molto delicato, perché non deve essere un passaggio in cui l’altro si sente alle strette, ma nel quale più fratelli si dimostrano aperti nel suscitare una consapevolezza e un cambiamento nell’altro. Tuttavia, questo tentativo può andare male. A questo punto, Gesù suggerisce un terzo passaggio: «Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità». Possiamo affermare che è il passaggio più forte ma necessario, perché tutta la comunità deve sentirsi coinvolta nel “recuperare” questo suo membro e fratello “perso” o che ha una fede fragile; qualsiasi tentativo non deve apparire come un processo ma come un aiuto a prendere consapevolezza della sua condizione. Anche in questo caso, la comunità deve tener conto che ogni tentativo può andare male. E allora, che si fa? Sono particolari e significative le parole di Gesù che devono essere comprese correttamente: «Se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano». Innanzitutto, credo che sia importante prendere consapevolezza che il nostro perdono e i nostri tentativi non sono onnipotenti. Questo ci può dare un senso di serenità nel rispettare qualsiasi decisione del fratello, anche quella di non lasciarsi toccare e coinvolgere, di voler andare nella propria strada o nel perpetuare le proprie modalità. Non possono esserci forzature, ma la libertà dell’altro deve sempre essere garantita.
La conversione, per il discepolo e per la comunità, consiste nel modo con cui guarda questo fratello che non desiste, non cambia e non torna: cioè, va guardato e “trattato” come Gesù si è posto con i pagani e i pubblicani. La comunità cristiana deve mantenere uno sguardo di apertura, di amore incondizionato e di accoglienza vera perché, nonostante tutto, sono persone deboli che hanno ancor più bisogno del Suo Amore.

Nelle raccomandazioni finali del testo evangelico, infine, Gesù ci vuole aiutare a prendere consapevolezza che tutta la comunità ha la responsabilità di “legare” e di “sciogliere”, deve discernere ciò che è evangelico da ciò che non lo è, le forme che umanizzano da ciò che rischia di disumanizzare. Comprendiamo, quindi, che la responsabilità che ci affida Gesù è grande, perché se sapremo rimanere aperti e accoglienti, allora creeremo dei luoghi di relazione e di Vangelo davvero armoniosi. Sarà la melodia di questa sinfonia della fraternità a essere la musica inedita e costante per i fratelli e le sorelle che se ne sono andati e che sentiranno il richiamo e la nostalgia di sperimentare che «dove due o tre sono riuniti nel Suo nome, Lui è in mezzo a loro».

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