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Chiesa IconChiesa | In dialogo con la Parola

giovedì 27 Agosto 2026

La strada della coerenza e della libertà

XXII Domenica del Tempo ordinario (anno A) Geremia 20,7-9 Salmo 62 (63) Romani 12,1-2 Matteo 16,21-27
don Riccardo Betto

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».
Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Penso che sia umano farsi delle aspettative nei confronti degli altri e soprattutto di quelle persone che fin dal primo momento ci affascinano, catturano la nostra simpatia, acquistano la nostra fiducia. Ci sono persone che ci siamo trovati, o ci troviamo a idealizzare, perché in fondo incarnano quello che vorremmo essere oppure perché ci colpisce il loro carisma. Eppure, uno dei pericoli che ho vissuto, e spesso viviamo, è quando certe aspettative, solitamente molto alte, vengono disattese e infrante e ci si sente spiazzati e disorientati. Anche se, dopo un’onesta analisi, ci accorgiamo che il problema è stato il nostro caricare di eccessive o false aspettative quella persona o quella relazione.

Faccio questa premessa, perché in realtà è quello che ha vissuto Pietro nel Vangelo proposto in questa domenica, che è la continuazione di quello di domenica scorsa. Un Pietro che si trova nel giro di qualche istante a passare “dalle stelle alle stalle”. Uso questa espressione perché l’esperienza di Pietro l’ho vissuta tante volte anch’io, come tanti di noi. Un Pietro che precedentemente, dopo essere stato ispirato e spontaneo nel proclamare Gesù come «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente», aveva ricevuto da parte del Maestro la responsabilità di diventare pietra sulla quale avrebbe fondato la sua Chiesa. Ebbene, proprio Pietro poco dopo prende in disparte Gesù e si mette a rimproverarlo. Cos’è successo? Ciò che sta nel mezzo tra questi due momenti in realtà è stato ed è decisivo per Gesù, per Pietro, per i discepoli e per noi che siamo la sua comunità. Infatti, Gesù per la prima volta nel Vangelo di Matteo spiega quello che sarà il suo “destino”: «cominciò a spiegare che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Non credo che sia stato semplice per Gesù quel passaggio di verità. Mi piace cogliere la libertà del Maestro nel non sottrarsi alla sua coerenza e nel non voler ingannare o illudere i suoi discepoli. A maggior ragione perché sa che la loro idea di Messia è impregnata della mentalità ebraica del tempo.

La cruda chiarezza di Gesù è pedagogica. Probabilmente i discepoli in un primo momento rimasero confusi; Pietro invece ha compreso molto bene e non può accettare questa fine per il suo Maestro, perché tutte le sue aspettative messianiche vengono frantumate. Per questo cerca di distoglierlo e di impedire tutto questo anche fisicamente; infatti, impressiona il modo in cui Pietro interviene e lo rimprovera, arrivando anche a nominare Dio a proprio interesse: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Pietro strumentalizza Dio per rivendicare le proprie ragioni e perché non è disposto a cambiare. Gesù, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Nelle parole di Gesù non c’è un giudizio né un rimprovero quanto l’invito a Pietro a non essere Satana, cioè a non tentare di dividere, di distoglierlo dalla sua coerenza. Quel «va’ dietro» è un modo per dirgli di tornare a essere discepolo, a non imporre il suo modo di pensare. Ed è ciò che ancora oggi scandalizza e mette in crisi: cioè quando il Vangelo ci chiede di pensare secondo Dio. E ci viene ricordato anche da san Paolo nella lettera ai Romani: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare».

A questo punto, fissando lo sguardo sui discepoli e su noi, Gesù con chiarezza ci dice: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Mi preme ribadire che questa frase non deve diventare il pretesto per interpretazioni fuorvianti, per una religiosità del terrore, oppure per una spiritualità della tristezza o della sofferenza fine a se stessa. Innanzitutto in quel “se” iniziale c’è la consapevolezza che con Gesù non ci sono costrizioni, la libertà è sempre garantita; si tratta però di seguirlo da discepoli, avendo l’umiltà di imparare e di dare fiducia, rinnegando il falso sé, le aspettative troppo alte, le ambizioni di potere («rinneghi se stesso»), sollevando la croce, cioè accettando tutte le conseguenze di una sequela autentica.

Cosa significa per me, oggi, seguire concretamente il Maestro? Quale cambiamento e quale conversione sono chiamato/chiamata a compiere? Probabilmente ho paura, so che mi richiede un prezzo molto alto, nel vivere in quel passaggio la solitudine ma qualsiasi passaggio e qualsiasi scelta “dietro a Lui” sono necessari per una piena libertà. Tuttavia, credo sia anche onesto chiedermi: com’è il mio modo di pensare? Faccio le cose perché gli altri mi stimino e non abbiano nulla da ridire su ciò che scelgo e faccio oppure sto percorrendo la strada stretta della coerenza a me stesso e al Padre, preventivando di fare fatica e di subire qualsiasi reazione e conseguenza? Sono disposto a perdere qualcosa per guadagnare un “oltre” di verità?
In questa proposta chiara, coerente e liberante di Gesù posso decidermi come discepolo, ma possiamo investire come comunità cristiane il nostro cammino di futuro e la nostra credibilità. In fondo, ancora oggi si tratta di recuperare e credere in quel “fuoco ardente” nel cuore che non si può contenere ed è il motivo di una “seduzione” che fonda e rilancia il nostro cammino libero e coerente di discepoli, dietro a Lui!

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