Il vino è buono nonostante un clima ormai imprevedibile
Nonostante l'estate anomala e lo stress idrico, la raccolta regionale si attesta sui livelli dello scorso anno, con aumenti nel Padovano. Dai Colli Euganei a Conegliano Valdobbiadene si parla di uve sane e ottima qualità, aiutate dalle piogge di settembre e dalla vendemmia all'alba. A preoccupare le cantine sono semmai i rincari di carburanti ed energia. L'avvertimento: il cambiamento climatico è ormai una condizione strutturale.
Vendemmia - Anche per il 2026 si attendono vini di qualità.
L’estate calda e anomala del 2026 ha fatto sentire la sua influenza, spesso negativa, soprattutto sul mondo agricolo. Nel vino, come è andata? La vendemmia è di fatto terminata, qualche varietà di uva più tardiva – un tempo raccolta anche a novembre – è ancora sui tralci, ma già si tirano le somme. E, alla fine, proprio male non pare essere andata. Tra caldo anomalo e stress idrico, secondo Veneto Agricoltura, la viticoltura regionale ha resistito: la raccolta 2026 in Veneto è sui quantitativi dello scorso anno, annata considerata positiva, con qualche ribasso localizzato ma anche aumenti di produzione, ad esempio nel Padovano. Alcune nuove superfici entrate in produzione hanno contribuito poi a compensare le comunque lievi perdite dovute al caldo e a grandinate circoscritte. Diego Tomasi, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Docg, ha confermato un’annata in linea con lo scorso anno. «Le piogge di settembre hanno riequilibrato le uve dopo un avvio incerto, con segnali qualitativi positivi. Anche a livello di produzione non siamo distanti dall’anno scorso. Si era già visto che era una buona annata, essendoci molti grappoli, e questa previsione si è confermata». Se sulle Prealpi trevigiane la vendemmia è stata decisamente anticipata rispetto al consueto, così è stato quasi ovunque nella regione e anche sui Colli Euganei. «La vendemmia 2026 è partita molto anticipata – rivela il presidente del Consorzio tutela vini Colli Euganei, Gianluca Carraro, agronomo – e le aspettative sulle quantità non erano alte, ma ci siamo dovuti ricredere: nonostante il caldo la vite si è dimostrata una pianta resiliente. Dove si è potuto irrigare, le quantità sono quelle dello scorso anno, e sia per i vini bianchi che per i rossi ci aspettiamo un’ottima qualità: l’uva è risultata molto sana. Vendemmiando all’alba, per poi smettere in tarda mattinata, si sono potute contenere le alte temperature dell’uva e del mosto». Insomma, a conti fatti, a preoccupare i produttori sono stati più gli aumenti dei prezzi, in particolare il “caro carburanti” e dell’energia in generale, che quest’anno incideranno non poco sui conti delle cantine, tra le movimentazioni dei trattori e i consumi per le pratiche enologiche. Tuttavia, il fatto che caldo e siccità abbiano accelerato la maturazione delle uve, creando per ora pochi danni all’annata vitivinicola, non è un fattore da liquidare con leggerezza solo sulla base dei risultati di quest’anno. Ne è convinto Lorenzo Fidora, vicepresidente di Confagricoltura Padova. «Il cambiamento climatico non è un’eccezione – ha sottolineato – ma una condizione strutturale con cui la nostra viticoltura deve ormai convivere ogni anno. I nostri viticoltori sono chiamati a rivedere strategie, investimenti e tempi di lavoro, vigneto per vigneto». Un concetto richiamato anche dall’assessore all’Agricoltura del Veneto, Dario Bond: «Il risultato 2026 premia la capacità di adattamento delle aziende vitivinicole venete – ha commentato – e conferma la solidità del comparto. I dati evidenziano però quanto sia strategico continuare a investire nella gestione della risorsa idrica, nell’innovazione e nel trasferimento delle conoscenze alle imprese, per rafforzare la resilienza di un settore che rappresenta una delle principali eccellenze dell’agricoltura regionale».
La produzione è in linea con il 2025
Rispetto all’annata scorsa, quando erano stati raccolti circa 14,7 milioni di quintali di uva, la produzione regionale è attesa stabile o in lieve diminuzione. È la previsione di Veneto Agricoltura, secondo cui addirittura il Padovano e il Polesine sono in controtendenza e vedono un leggero aumento della produzione di uva.