Nonostante il caldo e la siccità la raccolta si chiude con buone rese e qualità eccellente, soprattutto per i rossi: in controtendenza solo il Moscato bianco, più sensibile allo stress idrico. Risparmiata dalle grandinate, l'area ha dovuto fare i conti semmai con cinghiali e daini. Il presidente di Cia Padova Luca Bisarello: "In una stagione nera per il mondo agricolo i risultati del vino sono un punto di forza".
Nonostante il caldo anomalo e la persistente siccità registrati quest’estate, si prospetta un’ottima annata per quasi tutti i vini dei Colli Euganei. Un’annata dalla vendemmia molto anticipata, almeno di una decina di giorni. «Ormai rimangono da raccogliere le uve solamente in alcuni piccoli areali, dappertutto la vendemmia si può dire terminata» ha dichiarato il presidente del Consorzio tutela vini Colli Euganei, Gianluca Carraro. In provincia di Padova sono 7.500 gli ettari vitati, per un fatturato annuo che sfiora i 70 milioni di euro. Nel 2026 i Colli Euganei sono stati risparmiati da forti grandinate e nubifragi e, più che dalle intemperie, i viticoltori euganei hanno dovuto guardarsi dal problema della fauna selvatica, cinghiali e daini in primis. Ufficialmente la vendemmia è iniziata l’11 agosto, quando ha aperto i battenti la Cantina dei Colli Euganei di Vo’ con le uve precoci quali la famiglia dei pinot, nero, grigio e bianco, e lo chardonnay. Poi è toccato ai rossi, con buone rese e che promettono una qualità eccellente. In controtendenza solo il Moscato bianco, che soffre lo stress idrico più di altre varietà, tra cui il fratello Fior d’Arancio, da cui ci si aspettano invece ottime cose. «In una stagione nera per il mondo agricolo padovano – ha sottolineato anche il presidente di Cia Padova, Luca Bisarello – i risultati del vino sono un punto di forza. I tipici terreni vulcanici degli Euganei garantiscono sempre e comunque una buona gradazione alcolica e una performance qualitativa di alti livelli».