Il progresso non sempre cancella quello che la tradizione del passato ha saputo inventare. Così è per i colori: artisti e case di moda stanno riscoprendo i colori prodotti naturalmente dalle cosiddette piante tintorie. E c’è chi le coltiva, appositamente, come fa a Rovolon Federica Tavian Ferrighi, insegnante di storia dell’arte al liceo Selvatico di Padova, che quest’estate ha presentato alcune creazioni sartoriali al Rome Fashion Show #Haute Couture di Roma.
«Sono cresciuta in una famiglia di agricoltori, in provincia di Rovigo – racconta la neo imprenditrice – e anche se i miei studi artistici mi hanno portata in giro per il mondo fin da giovane, ho sempre mantenuto il legame con la campagna e in particolare con i cavalli. Quando sono rientrata in Italia mi è venuto naturale mettere assieme le due passioni. Molto importanti per me sono stati i due anni trascorsi in Brasile, dove ho conosciuto direttamente le esperienze delle realtà locali e degli indigeni con le tinture naturali, le piante coltivate o raccolte direttamente nella foresta, la biodiversità: tutte cose che mi hanno affascinata».
Tavian Ferrighi ha quindi iniziato a coltivare piante tintorie in un proprio orto e a utilizzarle per colorare i tessuti con i quali realizza lei stessa degli abiti tipo kimono. È partita anche una collaborazione con l’associazione Veras all’Isola delle Vignole, in laguna di Venezia, dove assieme ai suoi studenti ha realizzato un orto tintoreo a forma di occhio. L’associazione vi colora dei foulard oggi in vendita al bookshop del The Home of The Human Safety Net in piazza San Marco. «Tutte le piante possono colorare – spiega la docente – ma solamente alcune riescono a produrre colori che resistono, e sono quelle che utilizziamo. Ad esempio, per il rosso si usa la robbia, mentre con le piante ricche di tannini, come le foglie di vigna, le tamerici o la mora, si fanno i neri».
Da queste esperienze è nata l’idea di avviare un progetto imprenditoriale, che oggi ha un nome: azienda agricola RadicArti. «L’obiettivo – spiega la Federica Tavian Ferrighi – è fare colori naturali per le belle arti ma in particolare per i tessuti, visto che il mondo del fast fashion” è accusato di essere tra le principali cause di inquinamento delle acque, ed è sempre più interessato ai prodotti sostenibili».
L’azienda affianca a questa attività la produzione di oli essenziali, esperienze didattiche, passeggiate nella natura, e promuove inoltre il rispetto del cavallo allevato in libertà e degli ecosistemi naturali dei Colli Euganei, recuperando il legame tra natura, cultura e tradizione.
L’esperienza di RadicArti è una concreta applicazione del progetto “Go piante – Piante tintorie: dal campo sperimentale alle nuove filiere agricole”, promosso da PSR & Innovazione Veneto come capofila e che coinvolge anche l’Università di Padova, l’Istituto Sperimentale Italiano Lazzaro Spallanzani, Coldiretti Verona e altri partner.