La coincidenza è straziante e vissuta in prima persona. Quasi un destino. Il giorno in cui scoppiava la guerra (l’ennesima) Usa-Israele contro l’Iran, contemporaneamente si svolgeva l’ostensione del corpo di Francesco nella basilica di Assisi, a otto secoli dalla sua morte. Due episodi distanti nello spazio e nel tempo. Ancor di più nel significato. Un abisso divide questa coincidenza. Ero lì come volontario e vedevo le misere spoglie di colui che predicò la pace, mentre sentivo le deliranti parole dei moderni signori della guerra che giustificavano il loro operato.
C’era quindi il Francesco riesumato che attirava i viventi in cerca di pace. E quelli che per contro, seminano morte nel nome di improbabili democrazie, che non valgono per il Medio Oriente. Accostamenti che devono indurci a riflettere ulteriormente, non più e non meno di quanto si è visto fare dentro la Casa Bianca americana.
è da lì che è arrivata l’ennesima offesa al buon senso, stavolta nel nome del Vangelo. Proprio da quegli evangelici predicatori che imponevano le loro mani sul presidente, invocando la protezione di Dio per la sua vittoria in terra. Blasfemo teatrino che torna. Bestemmia storica che ci insulta, quella di un presidente “impazzito” che si fa benedire così come fanno le guide supreme dall’altra parte dell’oceano. Integralismo contro integralisti. Tiranni che scacciano dittatori. Nel mezzo il serpeggiante Israele, che non pago di sangue, è alla resa dei conti con altro sangue.
E mentre tutto ciò accade, c’è il corpo frammentato di Francesco che è tornato alla luce, a illuminare gli sguardi di chi va a onorarlo. Gli sono tutti intorno, ieri come oggi. Con un unico rassegnato pensiero: non abbiamo compreso niente dalla storia. Anzi, ci ripetiamo!
Ostensione inutile quindi? Assolutamente no, e non certo per la gloria di Francesco, quanto per non cadere nella disperazione terrena che è la lebbra di questi tempi bui che affrontiamo.