Ottocento anni dopo la morte di Francesco d'Assisi, l'umanità fatica ancora a riconoscersi come societas. Dalla pandemia alle guerre, fino alla bestemmia politica di chi minaccia di «cancellare un'intera civiltà», un appello a ritrovare il senso dell'interdipendenza
Interdipendenza significa “unitarietà”. Siamo quindi intrinsecamente uniti cum tucte le cose e creature. Se dopo ottocento anni dalla morte di Francesco di Assisi, non l’abbiamo ancora capito, basta stare ai recenti sconvolgimenti globali e volendo, al recente passato con la pandemia da Covid-19, per capire che siamo puntualmente recidivi di fronte alla storia. Credevamo che ne saremo usciti migliori, dicendoci: «Andrà tutto bene!». Così non fu. Anzi, quella è stata la spinta che ci ha portato alla situazione attuale. Quel “miglioramento” tanto auspicato, si è tradotto in una degenerazione che ha portato un solo uomo – seppur potente – alla bestemmia politica di questo tempo: «Cancellerò un’intera civiltà!». Parole che neppure il famigerato Hitler osò proclamare. È quell’incapacità di sentirci societas (da socius cioè compagno e alleato) che si è fatto stigma di vita, soprattutto per i veneti che resta quello di “farsi i fatti propri!”. Un pensiero contro natura, visto che siamo intrinsecamente collegati con i nostri simili, come pure con tutte le specie contermini e affini. Lo attesta l’interconnessione climatologica, zoologica, botanica, che fa cadere ogni certezza ideologica. Ma ancora non basta! Ecco allora il modello economico globale, con l’economia messa in ginocchio dall’azione di un singolo (Trump) e amici (Netanyahu o Putin). Sebbene la loro sia pura follia, tutto concorre all’evidenza, mentre lasciamo che si calpesti ogni regola “biologica ed etica”. è sufficiente che si chiuda una semicurva geografica, chiamata stretto di Hormuz, dove transita buona parte del greggio mondiale, per mandare nel pallone gli scambi globali. Trump per interessi economici ci sta spingendo quindi verso un “clima di austerity”, come non la si vedeva dal Dopoguerra. Qui la domanda resta allora la stessa: capiamo di essere interconnessi? Ne dubito, mentre di certo non diventeremo migliori.