Umberto Curi, filosofo della scienza, professore emerito dell’Ateneo patavino, ha pubblicato il volume Padre e re. Filosofia della guerra (Castelvecchi), dove analizza con lucidità le ragioni del perché l’uomo scelga sempre il conflitto e la violenza per dirimere gli aspetti controversi tra le nazioni.
Prof. Curi, sarà mai possibile debellare la guerra?
«A tutti farebbe piacere eliminarla, ma la storia di tre millenni la vede sempre presente. Per Omero è un male inevitabile, perché gli uomini non hanno saputo trovare altre forme di risoluzione delle controversie se non affidandosi allo scontro».
Dove affondano le ragioni di questo male che sembra inesorabile?
«È presto detto: miseria e povertà. Oltre 800 milioni di persone nel mondo non accedono al minimo di calorie necessarie per sopravvivere. Una persona su 9 va a dormire con lo stomaco vuoto. Quasi 2 miliardi di individui devono accontentarsi di una dieta carente di vitamine, proteine e sali minerali. Contemporaneamente, nel corso dell’ultimo decennio, è aumentato il numero di individui affetti da patologie connesse con l’obesità, giungendo a superare i 500 milioni. La distribuzione geografica evidenzia che molto spesso denutrizione e sovralimentazione sono simultaneamente presenti negli stessi Paesi, il che significa che in quelle zone un’alta percentuale di malattie e di decessi dipende non dalla carenza di risorse, ma dalla loro squilibrata suddivisione. Sono dati emersi durante la conferenza internazionale sulla nutrizione, svoltasi a Roma nel 2025, promossa dalla Fao».
In quella sede anche papa Francesco fece presente questo dramma…
«È vero, il pontefice indirizzò un vibrante appello ai governi del pianeta. Tre quarti della popolazione mondiale può contare su un quarto di tutte le risorse disponibili, mentre poco più di un miliardo di persone dispongono di tre quarti delle risorse. Ciascuno dei primi cinque contribuenti degli Stati Uniti (fra i quali Elon Musk e Bill Gates) dichiarano un reddito annuo superiore al Pil di cinque Paesi africani messi insieme. Un bambino americano consuma quanto 341 bambini etiopi. Una donna su sei nell’Africa sub-sahariana muore durante la gravidanza o il parto, mentre per una donna che viva in regioni sviluppate le probabilità scendono a una su 2.800. Ogni giorno, sono 17 mila i bambini che muoiono per cause connesse a un’alimentazione insufficiente o malsana».
Gli obiettivi di sconfiggere la fame sembrano rimasti lettera morta.
«L’obiettivo fissato nel vertice mondiale del 1996 sull’alimentazione – volto a dimezzare il numero delle persone affamate entro il 2015 – è fallito clamorosamente, al punto da dover spostare al 2115, e dunque di un secolo, non l’eliminazione, ma semplicemente il dimezzamento, della quota di popolazioni afflitte dalla fame. Tutto ciò tenendo presente che, come lo stesso pontefice ha ricordato, il mondo produce globalmente molto più di quanto abbia bisogno, creando un sempre più inquinamento, senza tuttavia riuscire a ridurre la fame in tutti i continenti».
Impietosa come disamina. Perché la guerra riscuote così tanto consenso?
«Esplorando le questioni connesse col rapporto politica-guerra emergono tre punti fermi. Il primo consiste nel riconoscere che il presupposto per cancellare, o almeno ridurre, le tensioni internazionali, le guerre e il terrorismo è l’eliminazione degli squilibri economici fra aree diverse del pianeta. Emerge, in secondo luogo, un dato di fatto, e cioè che la lotta contro la povertà non è solo un imperativo umanitario, ma è il modo più efficace per disinnescare il potenziale distruttivo alimentato dalla disperazione. Da tutto ciò consegue che se si vuole un mondo più sicuro è indispensabile adoperarsi affinché esso sia più giusto. Se si vuole la pace è fondamentale la rimozione delle catene della miseria in cui versano centinaia di milioni di esseri umani».