Fatti | Calcio Padova
Con la cena svoltasi ieri sera al ristorante Al Filò è arrivato il rompete le righe che ha sancito la fine della stagione calcistica 2025/26 del Calcio Padova. Tra sorrisi e brindisi la squadra ha salutato un anno che l’ha vista confermare la Serie B — categoria conquistata con la promozione della stagione precedente — tracciando un bilancio più che positivo di un’annata vissuta tra alti e bassi, ma chiusa nel modo migliore.
Durante la cena a prendere la parola è stato il presidente Francesco Peghi: «È un po’ la consuetudine, il rompete le righe negli ultimi due anni, il festeggiamento dei risultati conseguiti. Per la prima volta quest’anno abbiamo invitato anche la stampa a essere con noi perché è un momento particolarmente felice, e credo sia stato opportuno condividerlo insieme, anche per programmare un nuovo momento che partirà nella prossima stagione.» Peghin allarga poi lo sguardo al contesto cittadino, convinto che la coesione attorno al Padova sia un fattore determinante per puntare in alto: «Ho visto molti altri anni nel Padova, ai tempi di Cestaro e non solo, e credo sia importantissimo, se si vogliono raggiungere obiettivi ambiziosi, che ci sia una coesione di tutta la città: dai tifosi, alla stampa, a chi anche non va allo stadio. È solo così che si può ottenere quello che a Padova non si è ancora visto: la Serie A a Padova si è vista solo due anni in sessant’anni, e forse questo deriva anche da una difficoltà di coesione e da una certa negatività che hanno sempre caratterizzato l’ambiente». Il presidente guarda però al presente con ottimismo, e vede nel clima ritrovato attorno ai biancoscudati il segnale più incoraggiante: «Mi sembra che l’entusiasmo che si è creato già dall’inizio di quest’anno, con la tifoseria ritornata allo stadio e con la spinta ulteriore arrivata con Alessandro e Giovanni (Banzato), possa far sì che ci sia una coesione duratura — e quella è la base per poter ottenere grandi risultati».
Più tardi, ai giornalisti presenti, ha risposto alle domande Pietro Fusi, motore del centrocampo biancoscudato e anima di un gruppo che in questa stagione ha saputo tirarsi fuori dai momenti più difficili. Il centrocampista parte proprio da lì, dalla capacità di questo spogliatoio di reagire quando tutto sembrava andare storto: «Nei momenti difficili noi siamo proprio un gruppo che sa tirarsi fuori. Ci stringiamo e diamo il meglio quando si fa duro. È il bello di questo gruppo: sa ridere e scherzare, ma quando c’è da giocare entriamo duri anche noi». Alla domanda su quale partita sia stata la più importante del rush finale, Fusi non ha dubbi: «Forse la più importante è stata a Empoli, dopo cinque sconfitte consecutive. Il morale non era al massimo e quella vittoria ci ha dato una spinta enorme. Però non posso non citare anche la vittoria col Pescara, importantissima per come è venuta e per come è andata la partita. Abbiamo giocato le ultime partite come fossero delle finali, andando oltre i nostri limiti nei momenti decisivi». Si parla poi di ciclo, di fine di un’era e di quello che questa salvezza rappresenta per un gruppo che insieme ha percorso un cammino straordinario: «Tanti di noi sono arrivati tre anni fa quasi tutti assieme. Portare questa società in Serie B era già stato qualcosa di emozionante e unico. Confermarsi l’anno dopo è stata davvero la chiusura di un cerchio che sentiamo in parte nostro, perché ci abbiamo messo tanto per arrivarci. Ce la siamo conquistata sul campo ed è stato bello tenersela stretta.» Una sensazione di appartenenza che Fusi aveva già espresso chiaramente dopo la partita salvezza contro il Pescara: «Avevo detto che ci dovevano uccidere per togliercela, perché solo noi sappiamo quanto abbiamo lottato per volerla e ottenerla. Prima di portarmi via qualcosa di così bello devono passare sul mio corpo. Poi naturalmente anche chi è arrivato dopo ci ha dato una grandissima mano». Sul piano personale, il momento più bello dell’intera stagione ha un sapore speciale: «Il mio primo gol in Serie B. Quella è la cosa più bella dell’anno a livello personale. Di gruppo invece l’emozione unica dopo il fischio finale contro il Pescara: ci siamo guardati e abbiamo detto ce l’abbiamo fatta. Quella è stata un’emozione bellissima.» I numeri gli danno ragione: primatista in Serie B per intercetti, Fusi ha confermato di poter reggere il livello della cadetteria senza timori reverenziali, pur raccogliendo qualche cartellino di troppo. «I cartellini li ho sempre avuti, è il mio modo di giocare. Non riesco mai a togliere la gamba. La Serie B è stata più fisica e più difficile in tutte le occasioni, ma credo di essere cresciuto molto.» Sul futuro, Fusi non ha ancora rinnovato il contratto — in scadenza a giugno 2027 — ma la volontà è chiara: «È un gruppo stupendo, una città stupenda. Mi sono sempre trovato bene e continuerò a farlo. La volontà di restare c’è, poi si sa com’è il calcio». Quanto agli obiettivi personali per la prossima stagione, preferisce prendersi qualche settimana di stacco prima di pensarci: «Tra due o tre settimane comincerò a impormi degli obiettivi. Per ora sto staccando.» E a proposito di staccare: all’orizzonte c’è qualcosa di ancora più importante di qualsiasi partita. Fusi si sposa, e l’emozione — ammette sorridendo — è di un altro genere: «È la partita più bella che devo fare. C’è tensione, ma quella del divertimento e della festa. Spero di godermela al massimo». Testimoni dello sposo un amico d’infanzia e il fratello, mentre la meta del viaggio di nozze è già fissata: Polinesia francese. «Lei, Viola, è ex agente di viaggi, quindi…» ride Fusi. Un finale perfetto per chiudere la stagione in bellezza.