Fatti
Un biglietto unico per il trasporto pubblico locale nella provincia di Padova. È l’idea partita dal Consiglio comunale di Padova – primo proponente il consigliere del Pd Pietro Bean – che nelle ultime settimane ha fatto breccia in molti altri Comuni della provincia, superando gli “steccati” politici.
Il problema, del resto, è annoso: ci sono undici aziende che forniscono servizi di trasporto pubblico, tra bus, tram e treni, con costi mensili medi di un abbonamento che raggiungono i 45,50 euro. Con la proposta del “biglietto unico”, ci sarebbe un’integrazione sul piano tariffario, permettendo agli utenti di accedere a tutti i servizi, realizzare economie di scala, aumentare la platea dei destinatari e abbassare i costi, senza dimenticare il positivo impatto sull’ambiente. Assieme a Padova, hanno sostenuto la proposta anche i Comuni di Vigodarzere, Saonara, Vigonza, Selvazzano Dentro, Piazzola sul Brenta, Este, Baone, Brugine, Stanghella e Rubano. Determinato a raggiungere l’obiettivo, il consigliere Pietro Bean ha commentato: «Il territorio padovano sta vivendo grandi trasformazioni sotto il profilo della mobilità urbana (le nuove linee del tram per esempio, ndr). Questo sviluppo e una sempre più crescente sensibilità ambientale spingono i cittadini a chiedere alla politica uno sforzo maggiore sul trasporto pubblico. Per questo a Padova abbiamo approvato la mozione e per questo vogliamo tornare a parlare di biglietto unico regionale per tutti i trasporti».
Della stessa opinione, sebbene la maggioranza sia di centrodestra, anche il Consiglio comunale di Vigodarzere che ancora a gennaio ha approvato la proposta: «L’obiettivo è diminuire l’impatto dei costi dei trasporti sul bilancio familiare e abbattere l’inquinamento. L’utenza quotidiana, pendolare e non, segnala che la mancanza di un titolo unico causa costi superiori, difficoltà logistiche, tempi di attesa, uso inefficiente del trasporto pubblico ed è fonte di disincentivo all’abbandono dell’auto privata con un conseguente impatto negativo sulla qualità dell’aria» si legge nella mozione.
Al di fuori della politica, anche molti tecnici e studiosi di trasporti e mobilità sono d’accordo con l’idea del biglietto unico. Lo spiega l’architetto Michelangelo Savino, docente di tecnica e pianificazione urbanistica dell’Università di Padova: «In Europa questa modalità è diffusissima, per esempio a Berlino o a Vienna si può comprare un abbonamento per tutti i mezzi, anche se non so tecnicamente come funzioni la distribuzione degli utili. Dal punto di vista del cittadino questo sistema è fondamentale: se dobbiamo ragionare in termini di mobilità sostenibile, potenziamento dei sistemi di trasporto pubblico e per evitare la rottura di carico (il cambio di più mezzi per raggiungere la destinazione, ndr), allora il biglietto unico può essere un incentivo ad utilizzare i trasporti pubblici. Avremmo un territorio più accessibile con costi inferiori per l’utente».
Viste tutte le premesse, verrebbe da chiedersi perché il biglietto unico non è ancora stato attuato in Veneto. Savino prova a rispondere: «È una bella domanda, è dagli anni Novanta che se ne parla, per esempio del Sfmr, cioè l’integrazione del trasporto ferroviario con quello su gomma. Non saprei perché non è mai stato realizzato, forse per scelte politiche, mancanza di sensibilità sulla sostenibilità, altre priorità? Certo è che la proposta di cui si sta parlando in queste settimane non è una novità – rileva il professore – Non credo ci siano problemi dal punto di vista tecnologico o amministrativo per connettere le diverse aziende di trasporti. Serve una volontà politica, pertanto una richiesta forte del territorio alla Regione va sicuramente nella giusta direzione».