Idee
Ci mancava anche il baldacchino. L’anno scorso, si ricorderà, alla maturità sono diventati un caso gli episodi di studenti che in vario modo hanno fatto scena muta all’orale, rifiutando il colloquio, con conseguenti polemiche e addirittura una modifica del protocollo, quest’anno, che prevede la bocciatura in casi simili. Nei giorni scorsi, invece, una performance del tutto inaspettata e sorprendente.
Così la riferisce una fonte autorevole, la rivista “Orizzonte scuola”: “Matteo Iacopini, studente del liceo Farnesina di Roma e creator sui social, si è presentato davanti alla commissione trasportato su un letto a baldacchino sorretto da alcuni amici, mentre altri lo accompagnavano sventolando foglie di palma. La scena, ripresa in un reel pubblicato sui suoi profili social, ha rapidamente raccolto migliaia di visualizzazioni e condivisioni.”
Tutto si è svolto davanti all’istituto, e nel video lo studente commenta: “Signore e signori, il grande momento è arrivato. Il giorno del giudizio finale, la fine di un percorso durato un lustro intero”.
Un esame più solenne di così sarebbe difficile immaginarlo, senonché per la scuola potrebbe sembrare una carnevalata fuori luogo, addirittura una mancanza di rispetto nei confronti dell’istituzione, dei docenti, dell’esame stesso.
Sembra che invece non sia avvenuto niente di tutto questo e il giovane abbia sostenuto regolarmente l’esame, con esito positivo.
La vicenda però qualche domanda la pone: si può “scherzare” sulla maturità? Fino a che punto possono arrivare l’ironia e la creatività senza intaccare l’autorevolezza dell’istituzione?
Sempre “Orizzonte scuola” propone una riflessione molto interessante e complessa, firmata Antonio Fundarò, che provoca anzitutto così: boccereste voi il ragazzo in baldacchino? “Lo boccereste? – chiede l’autore – Non all’esame. Non ancora. Lo boccereste come studente? Lo considerereste superficiale? Pensereste che dietro quella scena ci sia soltanto il desiderio di apparire? Sareste disposti a liquidare tutto con una parola tanto comoda quanto definitiva: esibizionismo?”.
E poi aggiunge: forse il ragazzo mette in difficoltà “noi”, docenti e adulti. “Noi che da anni parliamo di competenze, di compiti autentici, di creatività, di spirito di iniziativa, di capacità imprenditoriale, di collaborazione, di comunicazione efficace, di autonomia, di problem solving, di valorizzazione dei talenti. Noi che abbiamo riempito documenti, curricoli, progetti e rubriche valutative con queste parole. Poi arriva un ragazzo che, senza compilare una scheda di progettazione, mette insieme molte di queste competenze in una sola azione”.
In sostanza, suggerisce Fundarò, il problema vero è il nostro modo di guardare all’accaduto: ci colpisce il baldacchino o cogliamo l’azione complessa e creativa, oltre che organizzata, di un giovane maturando?
E traducendo in termini scolastici conclude: “Forse il problema, allora, non è capire se il ragazzo sul baldacchino abbia esagerato. Forse il problema è capire se noi adulti siamo ancora capaci di riconoscere una competenza quando non si presenta vestita da competenza”.
E qui sono davvero tante le domande che si pongono all’istituzione educativa con una nota di fondo: siamo capaci di cogliere e comprendere chi abbiamo davanti, bel oltre la vicenda dei baldacchino? E di aiutare a valorizzare le potenzialità, promuovere consapevolezza dei nostri ragazzi, accompagnarli – in una parola – in un vero percorso di maturità?
Forse è un bel modo per chiudere l’anno scolastico.