I bambini della parrocchia latina della Sacra Famiglia di Gaza, l’unica cattolica della Striscia, cantano “Happy Birthday” a Papa Francesco nel giorno del suo 87° compleanno.
“Questo modo di agire non è in alcun modo giustificabile. Se si perde in questo modo il valore della vita altrui vuol dire che si è già perso anche il senso della propria dignità. Non resta che pregare perché si realizzi la profezia della trasformazione dei cuori di pietra in cuori di carne”.
Manca poco più di una settimana al Natale e il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli, racconta al Sir l’attesa dei suoi parrocchiani che dal 7 ottobre, giorno dell’attacco terroristico di Hamas a Israele, hanno trovato rifugio in parrocchia. In mezzo alle bombe e a tante difficoltà non smettono di pregare per la pace e la giustizia
Notte di paura, l’ennesima, per i cristiani di Gaza. La zona intorno alla parrocchia latina della Sacra Famiglia, situata nel quartiere Zeitoun di Gaza City, è stata bombardata pesantemente fino all’alba di oggi dall’esercito di Israele.
“Il pane negato è il simbolo della crisi dell’umanità”: così il vicario della Custodia di Terra Santa, padre Ibrahim Faltas, commenta al Sir le notizie che arrivano dalla Striscia di Gaza, dove, spiega il francescano, “in questi due mesi e più di guerra hanno bombardato anche i luoghi dove nasce il cibo più umile e più utile a dare sostentamento alla vita”.
Una preghiera e un’invocazione per chiedere il dono della pace e della giustizia per questo Natale che si avvicina. “Sono giorni molto difficili”, dichiara al Sir suor Nabila Saleh, religiosa delle Suore del Rosario di Gerusalemme, che, dall’inizio della guerra a Gaza, si trova sfollata con altre 600 persone nella parrocchia latina della Sacra Famiglia, l’unica cattolica della Striscia di Gaza. Al Sir la suora conferma i crescenti bisogni degli sfollati causati, spiega, dal “progressivo esaurimento delle scorte di farina, acqua, cibo e carburante. Quest’ultimo necessario per i generatori che producono energia elettrica utile a ricaricare i cellulari e a mantenere un minimo di comunicazione”.
“Serbatoi d’acqua posti sul tetto distrutti, stessa sorte per i pannelli solari, carburante esaurito, dunque scarse possibilità di produrre energia elettrica e di garantire un minimo di comunicazione stabile. Danni agli edifici e alle macchine parcheggiate all’interno provocati da schegge di bombardamenti caduti nella zona”.
“Una lunga e incessante preghiera per la pace”: all’inizio dell’Avvento la piccola comunità cristiana di Gaza si è ritrovata ieri in chiesa a pregare, “con fede ma anche con tanta paura per i bombardamenti che sono ripresi con più violenza dopo l’interruzione della tregua che ci aveva dato un poco di respiro”.
Sarà un’entrata meno solenne del solito quella che il Custode di Terra Santa, fra Francesco Patton, si appresta a fare oggi a Betlemme, vigilia della prima Domenica di Avvento, come prevede lo Status Quo.