Porte sbarrate. L’agevolazione fiscale da 50 milioni di euro per l’accesso alle terapie psicologiche non passa nella manovra di bilancio. Eppure si alza un coro all’unisono: la pandemia ha acuito gravi patologie, a partire dai 6 anni in cui si manifestano disturbi di ansia
Sanità... in tilt nella Bassa padovana. I sindaci manifestano, di nuovo, in difesa del nuovo ospedale di Schiavonia che il Covid ha “scippato” al territorio. E la consigliera regionale Elena Ostanel (Il Veneto che vogliamo) punta l’indice sul direttore della sanità veneta, Luciano Flor.
Il controllo di gestione dell’Azienda ospedale-Università e dell’Usl 6 Euganea pubblica la “risonanza” della sanità padovana nel primo anno solare all’insegna del Covid.
Due anni di “emergenza Covid” hanno prodotto, inesorabilmente, un terremoto nella sanità pubblica. E soprattutto diventa più che evidente lo scarto fra l’immagine e la realtà, le dichiarazioni e l’esperienza, la comunicazione istituzionale e la cronaca.
Tre storie di ordinaria sopravvivenza richiamano l’annuncio fatto carne dentro la grotta di Betlemme più di duemila anni fa. Sono storie raccolte tra invisibili e scartati che solo lo sguardo di chi resta umano riesce a far diventare primi. Due giovani in fuga dal Paese d’origine approdati a Padova con una bambina in arrivo. Una donna di mezza età aggredita dall’Alzheimer, ma accudita dagli anziani genitori. Una straniera in Italia che attende la cittadinanza
Sono “d’oro” e non sono esclusiva dei politici. Poi ci sono i “baby pensionati” che costano alle casse dello Stato quando il reddito di cittadinanza, mentre i giovani si guardano attorno verso nuove formule per la vecchiaia. E sull’anticipata balla ancora il Governo.