Un “abbraccio ideale” alle Regioni italiane più colpite dal coronavirus: l’ha dato, stamattina, Papa Francesco, ricevendo in udienza una rappresentanza di medici, infermieri e operatori sanitari provenienti dalla Lombardia, “una delle Regioni italiane più colpite dall’epidemia di Covid-19, insieme al Piemonte, all’Emilia Romagna e al Veneto, segnatamente Vo’ Euganeo, qui rappresentato dal vescovo di Padova.
Oggi, mercoledì 17 giugno, iniziano gli esami di maturità. Ogni anno questo momento per gli studenti è accompagnato da emozione, trepidazione, paura, ma per il 2020 è tutto diverso per l'emergenza sanitaria legata al Covid-19: non ci sono gli scritti, ma solo un maxi orale con una commissione interna, tranne il presidente. La giornata di oggi segna, però, una novità importante: il ritorno in aula dei ragazzi, dopo lo stop alla scuola da marzo per il coronavirus. Con lo scrittore e insegnante romano Eraldo Affinati parliamo della grande prova affrontata da docenti e studenti nella seconda parte dell'anno scolastico 2019/2020
Per la prima volta, dall'inizio del lockdown a marzo, gli studenti dell'ultimo anno delle superiori rimetteranno piede a scuola il 17 giugno, quando inizieranno gli esami di maturità che eccezionalmente si svolgeranno senza scritti, per l'emergenza legata al Covid-19. Ma i ragazzi come hanno vissuto questi mesi di isolamento? E quanto fa, comunque, paura la maturità? Soprattutto, con che spirito guardano al futuro? Ne parliamo con due maturandi
Il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino nel suo ultimo libro si interroga su quale futuro ci può essere per i cristiani oggi. In un tempo segnato da tante prove, prima tra tutti l'emergenza legata al Covid-19, e da una crisi di valori che tocca tutti gli ambiti, per il presule, "la Chiesa del futuro avrà, nelle sue piccole comunità e anche in modalità più evangeliche di vivere il rapporto tra particolarità e universalità, tra unità e pluralità, tra famiglia e città, tra economia ed ecologia, una sua forza di impatto generativo sullo sviluppo dell’intera società". Ma il rinnovamento ha bisogno di ripartire dal basso
Dal 1° giugno anche nelle carceri italiane una circolare del Dap ha autorizzato le celebrazioni eucaristiche con la partecipazione dei detenuti. "Sono ripartite timidamente per la difficoltà di gestire questi momenti liturgici nell'emergenza", ci racconta l'ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane. In alcuni istituti si celebra in spazi aperti, come campetti o luoghi di passeggio, per agevolare la partecipazione
Durante il lockdown e tuttora in Italia, malgrado le pressioni del settore, le attività legate alle slot machine, sale scommesse e bingo sono state ferme. Sorprendentemente anche i giocatori abitudinari, nella forzata permanenza a casa, "hanno conosciuto la 'remissione' del sintomo", ci spiega il sociologo Maurizio Fiasco, consulente della Consulta nazionale antiusura. Ora, però, occorre fare attenzione per evitare che, "nel dramma collettivo dell'economia in recessione, della perdita imponente di posti di lavoro, tutta la congerie di scommesse, lotterie, casinò virtuali, sale per slot machine assuma la consistenza di una diga enorme contro la ripartenza dell'Italia"
“Come annunciato ieri a Codogno, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto insignire dell’onorificenza di cavaliere al merito della Repubblica un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del coronavirus”.
“Il 2 giugno, domani, si celebra l’anniversario della nascita della nostra Repubblica. Lo faremo in una atmosfera in cui proviamo nello stesso tempo sentimenti di incertezza e motivi di speranza. Stretti tra il dolore per la tragedia che improvvisamente ci è toccato vivere e la volontà di un nuovo inizio. Di una stagione nuova, nella quale sia possibile uscire al più presto da questa sorta di incubo globale”.
“Tutti abbiamo ascoltato i numeri e le percentuali che giorno dopo giorno ci assalivano; abbiamo toccato con mano il dolore della nostra gente. Ciò che arrivava non erano dati lontani: le statistiche avevano nomi, volti, storie condivise. Come comunità presbiterale non siamo stati estranei a questa realtà e non siamo stati a guardarla alla finestra; inzuppati dalla tempesta che infuriava, voi vi siete ingegnati per essere presenti e accompagnare le vostre comunità: avete visto arrivare il lupo e non siete fuggiti né avete abbandonato il gregge”.