Come ogni anno, il 19 agosto, in occasione della Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, Caritas Internationalis ricorda e onora tutti i suoi operatori e volontari che dedicano la propria vita al servizio degli altri, mettendo a rischio la loro stessa sicurezza.
“Tutti quanti organizziamo celebrazioni per il 25 novembre, festeggiamo l’8 marzo e pensiamo di avere la coscienza a posto. Diciamo: ‘Povere donne che sono maltrattate’, ma poi facciamo il processo alla vittima”, dice al Sir la presidente del Centro calabrese di solidarietà
Nella bella stagione la vita dei detenuti è più difficile per il caldo, quest’anno aggravato dagli incendi, come a Palermo, ma “è stato permesso a chi aveva i soldi di comprare dei piccoli ventilatori”, dice al Sir il cappellano
Che “la Chiesa ricominci a diventare sinodale”, secondo l’indicazione di Papa Francesco, “non è una scelta personalistica e discrezionale, un optional o un escamotage organizzativo, ma è il dinamismo proprio che lo Spirito Santo infonde alla Chiesa di Cristo, attraverso cui la guida fin dal principio e per il quale l’attuale Successore di Pietro ha affermato nel 2015 – commemorando il cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi a opera di Paolo VI – che ‘il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del Terzo millennio’”.
“Dietro al camminare sulle acque c’è un messaggio non immediato, un messaggio da cogliere per noi. A quel tempo, infatti, le grandi distese d’acqua erano ritenute sedi di forze maligne non dominabili dall’uomo; specialmente se agitati dalla tempesta gli abissi erano simbolo del caos e richiamavano le oscurità degli inferi. Ora, i discepoli si trovano nel mezzo del lago al buio: in loro c’è la paura di affondare, di essere risucchiati dal male”.
L’estate è un periodo particolarmente difficile che chi si trova a vivere “dentro”: caldo, sovraffollamento, solitudine. Solo negli ultimi giorni si contano tre gesti estremi. Ne parliamo con l’ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane
“Un altro tragico naufragio è accaduto alcuni giorni fa nel Mediterraneo: quarantuno persone hanno perso la vita. Ho pregato per loro. E con dolore e vergogna dobbiamo dire che dall’inizio dell’anno già quasi duemila uomini, donne e bambini sono morti in questo mare cercando di raggiungere l’Europa”.
Per contrastare la crisi, dice al Sir la vicepresidente di Aibi-Amici dei bambini e del Forum nazionale delle associazioni familiari, soluzioni possono essere “semplificazione dell’iter e tempi perentori per l’idoneità, gratuità, accordi bilaterali con i Paesi d’origine dei bambini e qualcosa di nuovo che possa meglio rispondere ai bisogni dei bambini/ragazzi abbandonati”
Il Centro di ricerca e studi sulla salute procreativa dell’Università Cattolica ha promosso un corso per fare il punto sul fenomeno, riflettere sulle cause e proporre nuove soluzioni