L’associazione Asa, fondata a Quito dai padovani e ora retta dai laici dell’Ecuador, occupa un ruolo centrale in questa seconda puntata sulla presenza dei fidei donum nell’arcidiocesi di Quito, all’interno della serie di servizi che la Difesa dedica alla collaborazione tra le Chiese sorelle di Padova e dell’Ecuador. Nacque nel 1994 una struttura democratica capace di fondere risorse locali e missionarie per sostenere progetti per l’emancipazione staccati dalle singole parrocchie
A Carcelén Bajo e Luz y Vida i fidei donum della nostra Diocesi hanno fatto nascere e accompagnato alla piena maturazione delle strutture e delle iniziative le comunità parrocchiali di San Lucas Evangelista e Maria Estrella de la Evangelizaciòn fino alla “riconsegna” al clero locale. Il “modello padovano” ha saputo adattarsi senza forzature all’ambiente ecuadoriano
«Un giorno – scrive Bepi Tonello, il presidente veneto del Fepp, Fondo ecuadoriano Populorum progressio – comprò una brutta moto nera che lo faceva felice perché si sentiva libero, perché arrivava prima dove lo chiamavano, perché poteva risparmiare».
Dal 1979 i preti padovani furono impiegati nella fondazione e nell’avviamento del seminario minore e maggiore della Diocesi più settentrionale dell’Ecuador, ai confini con la Colombia
Quando fu eletto vescovo di Padova, duecento anni fa, nominato dall’imperatore d’Austria Francesco I come successore del vescovo “giacobino” Francesco Scipione Dondi dall’Orologio, il papa non ne voleva sapere: Modesto Farina, funzionario della Repubblica cisalpina e poi consigliere del culto del Regno Lombardo-Veneto, era troppo compromesso con il potere temporale per essere gradito alla Santa Sede.