Un silenzio assordante. A dispetto del fiume di parole che ha accompagnato il passaggio a Roma del presidente ucraino Zelensky, sabato scorso, c’è un tema su cui sembra calato il più pesante dei sipari.
Abbiamo prima di tutto un problema di agenda. Mentre scriviamo, a poche decine di minuti dall’avvio alla stampa di questo numero della Difesa, avanti al presidente del Consiglio Giorgia Meloni sfilano le opposizioni per un confronto sulla riforma costituzionale che la leader di Fratelli d’Italia ha fatto sapere di voler assolutamente fare, dal momento che ha un ampio mandato popolare.
E così dopo 33 anni, il tricolore torna a Napoli e sulla maglia che fu di Diego Armando Maradona, un vero santo in città, al punto che l’amministrazione comunale ha pensato di scalzare san Paolo dalla denominazione dello stadio… Al netto del mese in flessione, della festa prevista per il 30 aprile e rimandata, va detto che è giusto così e che questa è una vittoria che fa bene allo sport e in particolare al più seguito e al più marcio tra di essi.
«Io ho aspettato di essere veramente molto grande. Hanno tutti molta paura, soprattutto da giovani. I nostri genitori facevano figli a 25 anni o meno, io a quell’età sarei stato disperato, non avrei saputo cosa fare! Si è un po’ più egoisti, almeno io lo sono stato, pensi che avere un bambino sia un peso e gli amici non ti aiutano, ti ricordano che non potrai più svegliarti a mezzogiorno. Forse la gente è un po’ più pigra, vedono il figlio come una perdita di tempo, ma è un peccato perché è un’esperienza che consiglio a tutti».
Era l’ottobre 1992 quando Lampedusa, per la prima volta, si è dovuta confrontare con lo sbarco di un gruppo di personestraniere, giunte nella maggiore delle Pelagie via mare, a bordo di quello che poi avremmo chiamato barcone.
Nel presbiterio della Cattedrale, la Chiesa stretta attorno al feretro di un prete e di un uomo che negli ultimi decenni ha offerto visioni e indirizzi chiari per il cammino della Diocesi di Padova. Le parole del vescovo Claudio, la presenza dei vescovi oriundi padovani, il riconoscimento delle autorità, il numero impressionante dei presenti. Dallo stile di don Paolo un viatico per l'annuncio del Vangelo oggi e nel futuro.
È stato un weekend di Pasqua «straordinario» in termini di presenze turistiche a Padova, in Veneto, in tutta Italia. L’aggettivo è il più gettonato nei giornali di inizio settimana, che fanno la rassegna puntuale di tutti i luoghi e le attrazioni prese letteralmente d’assalto da locali e visitatori nei giorni di festa. Siamo dunque tornati al pre pandemia, almeno per quanto riguarda la parte economica della questione.
È sempre curioso assistere alle lamentele di chi – avendo un ruolo e pensando di svolgerlo al meglio, con umiltà, senza porsi in primo piano, con abnegazione – rivendica la considerazione, l’elogio o anche il premio da parte di un suo superiore, di un responsabile, di chi rappresenta l’istituzione o l’autorità.