Il Papa ha fatto gli auguri natalizi alla Curia Romana raccomandando la virtù dell'umiltà, che è l'antidoto alla superbia, alla mondanità spirituale e al clericalismo. La Chiesa è chiamata ad assumere uno stile sinodale e ad andare incontro a tutte le povertà. "La complicità crea divisioni, fazioni e nemici".
Il Papa ha dedicato l'udienza di oggi al Natale ormai imminente, chiedendo a tutti di fare un bagno di umiltà. Alla fine, un appello all'Europa per una "responsabilità condivisa" sui migranti.
Il Papa ha dedicato il Messaggio per la Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2022, alle tre vie per "dare vita a un patto sociale": dialogo fra le generazioni, educazione e lavoro. No a "indifferenza egoista e protesta violenta", per uscire dalla crisi da Covid-19 serve "patto educativo globale" e "lavoro dignitoso" per tutti, in particolare per i migranti. Appello per "disarmo internazionale" e "politica sana". Omaggio ai giovani che lottano per il creato
“La nostra società è costellata da tanti influencer: per noi, però, il vero influencer sei tu perché trasmetti gioia e serenità al mondo intero. Con parole semplici e profonde ci trasmetti il messaggio di bene che Gesù offre alla nostra vita. Anche noi vorremmo essere così: influencer di gioia, per raccontare a tutti che Gesù ci vuole bene ed è la nostra felicità”.
“È sempre una gioia incontrarvi in questo appuntamento natalizio”. È il saluto del Papa ai ragazzi dell’Acr (Azione Cattolica Ragazzi), una rappresentanza dei quali è stata ricevuta in Vaticano, insieme ai responsabili nazionali ed alcuni educatori.
È durato circa 45 minuti – dalle 9.20 alle 10.05 – il colloquio privato tra il Papa e il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il quale si è successivamente incontrato con il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, accompagnato da mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati.
“Non si possono lasciare sole tante famiglie costrette a lottare per sostenere dei ragazzi in difficoltà, con la grande preoccupazione del futuro che li attende quando non potranno più seguirli”.
“Una vera e propria odissea dei nostri giorni”. Così il Papa ha definito la testimonianza di Aboud, in fuga insieme ai suoi “dalla cara e martoriata Siria, dopo aver rischiato più volte di essere uccisi dalla guerra”.