“La pace non verrà mai dal perseguimento dei propri interessi strategici, bensì da politiche capaci di guardare all’insieme, allo sviluppo di tutti: attente alle persone, ai poveri e al domani; non solo al potere, ai guadagni e alle opportunità del presente”.
“Anche in questo Paese, dove la tradizione di fede rimane ben radicata, si assiste alla diffusione del secolarismo e a quanto lo accompagna, il che spesso rischia di minacciare l’integrità e la bellezza della famiglia, di esporre i giovani a modelli di vita improntati al materialismo e all’edonismo, di polarizzare il dibattito su tematiche e sfide nuove”.
Il Santo Padre ha dedicato l'udienza di oggi ai monaci e alle monache, "cuore pulsante dell'annuncio". Al centro della catechesi, la figura di San Gregorio di Narek. Al termine l'ennesimo appello a pregare "per la martoriata Ucraina"
“Non c’è vocazione senza missione. E non c’è felicità e piena realizzazione di sé senza offrire agli altri la vita nuova che abbiamo trovato”. A ribadirlo è il Papa, nel messaggio per la Giornata mondiale per le vocazioni, che si celebra il 30 aprile sul tema “Vocazione: grazia e missione”.
“Un anziano deve prendere queste medicine e se, per risparmiare, non gli anno queste medicine, questo è una eutanasia nascosta e progressiva: dobbiamo dire questo, ogni persona ha diritto alle medicine”.
“Il numero 70 già indica un bel cammino fatto insieme, di questo dobbiamo ringraziare il Signore: che voi, come organizzazione, non siete andate in pensione!”. È il saluto scherzoso alle religiose dell’Usmi, ricevute in udienza in occasione della loro 70ª Assemblea generale.
Papa Francesco ha concluso l'udienza di oggi, dedicata allo zelo apostolico secondo San Paolo, esortando i capi delle nazioni ad ispirarsi alla Pacem in terris, il cui messaggio, 60 anni dopo, è ancora "attualissimo". "Perseveriamo nella preghiera per la martoriata Ucraina", l'appello finale
Papa Francesco, a causa del freddo intenso di questi giorni, ha seguito la Via Crucis al Colosseo dalla sua residenza a Santa Marta. Al centro delle meditazioni che hanno scandito il rito al Colosseo, il dramma del conflitto in Ucraina, che ha superato l’anno di guerra, e dei tanti altri Paesi dove ancora non cessa il fragore delle armi, ma anche la tragedia dei migranti. Alla fine, la preghiera dei "14 grazie", letta dal card. De Donatis