L’urgenza della pace emerge nella letteratura come un rigagnolo dalle pietre in una radura del bosco. Discreto, talvolta invisibile, ma portatore di vita.
La grande attualità di Pascal sta proprio in questa capacità di andare oltre le raffinatezze spesso formalistiche e autoreferenziali della filosofia, della geometria e della matematica per puntare dritto alla realtà.
La scomparsa di Milan Kundera, che era nato a Brno nel 1929, non significa solamente la perdita di un grande scrittore, ma una frattura nello spazio tempo del secolo breve: i suoi libri, anche il celebre “L’insostenibile leggerezza dell’essere” (1984) rappresentano infatti uno dei quadri più critici, radicali, e nel contempo oggettivi di un tempo in cui la libertà sessuale si scontrava con il presunto eden dei comunismi dell’Europa orientale, in cui l’ideale del sentimento doveva fare i conti con la malinconia dell’abitudine, della disillusione, della materia, della fine.
La guerra è inenarrabile per il suo orrore individuale e collettivo, ma nello stesso tempo la sua narrazione riesce a offrire un briciolo -che può divenire una montagna- di senso se penetra nelle esperienze reali dei singoli che altrimenti sarebbero scomparsi senza lasciare traccia. Ne “Il segreto del tenente Giardina” di Giovanni Grasso la Grande guerra si incontra con le storie nascoste di uomini e donne
Una maturità che ha privilegiato l’attualità, con una sorta di rifiuto del corteggiamento della facilità a tutti i costi (come nel caso della lettera aperta al ministro), l’impegno della letteratura non tanto nella politica quanto nel proprio presente e con una serie di riflessioni sulla storia - la facciamo noi comuni cittadini o solo i grandi? - poste da Oriana Fallaci, donna spesso coraggiosamente controcorrente, o da Chabod