Per Benedetto XVI lo studio non era una fredda collazione di dati, ma comunione con il Lògos, la “potenza originaria e comprensiva d’ogni essere” come scrisse nel 1969 in "Introduzione al Cristianesimo". L’essere non è stato mai per lui solo ricerca, ma partecipazione umana, avvicinamento anche emozionale al Principio perduto e sempre bramato, anche perché parlando del Quarto Vangelo scrisse che qui emerge più che altrove come in Gesù la Legge sia diventata Persona
Un messaggio che resta, perché fusione atemporale di fisicità e di spirito, di speranza per tutti, poveri e non. Semplicemente di umanità. Ciao, O Rey, e grazie per il tempo magico che ci hai regalato
Quarant'anni fa il primo pranzo di Natale della Comunità di Sant'Egidio. Il consigliere spirituale della Comunità, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, ricorda l’inizio di tutto: quel giorno che ha cambiato le storie di Natale di tanta gente, dal volontario al comune cittadino, dall’immigrato al disoccupato, dal povero al dipendente da droghe e alcol. Lo fa nel libro edito dalla San Paolo, che non poteva non chiamarsi "Il pranzo di Natale", con prefazione del card. Matteo Zuppi, per la sua semplice, assertiva semplicità.
Il presepe offre con la sua storia questa antica e nuova possibilità di riscoprire l’essenziale, il calore dell’affetto nonostante crisi e mancanze materiali.
In questi tempi di polemiche al seguito dei mondiali in Qatar ci sarebbero da ricordare altre cose del calcio. Di oggi e di ieri. Ad esempio alcuni campioni nel prima delle loro corse tra centrocampo e area avversaria - ma pure in porta, come vedremo - e nel dopo di persone sensibili, non solo miliardari del pallone.