Marco Testi

Marco Testi

Manzoni e l’altro

La narrativa ancora oggi è affascinata dalla figura del grande scrittore milanese. E dai suoi misteri. Il grande tema dell’ “altro” ha avuto riprese inaspettate, come, a fine Settecento, il “Viaggio intorno alla mia camera” di Xavier de Maistre, a sua volta divenuto ispirazione (con il merito della divulgazione, cosa oggi preziosissima, trattandosi di una letteratura dimenticata) del famoso “animale che mi porto dentro / non mi fa vivere felice mai/ si prende tutto anche il caffè” del mai troppo rimpianto Battiato. In realtà la letteratura abbonda di casi di altro-sé o second self che agiscono al posto nostro, o sarebbe il caso di dire al posto della presunta identità permanente

La pace degli umili, la guerra dei potenti

Un saggio sulle ideologie e un intramontabile classico della letteratura ci aiutano a comprendere alcune vicende moderne. “Sul nazionalismo” è una sorta di manifesto ideologico, scritto nell’ultimo anno della seconda guerra mondiale, in cui Orwell prende le distanze da quelle utopie che sembravano aver cambiato il mondo e che in realtà si erano rivelate peggiori dei mali combattuti, instaurando regimi assolutistici e sanguinari. Ma la critica radicale alla propria società veniva però da lontano, dagli anni sessanta dell’Ottocento, quando uscì a puntate, su una rivista russa, uno dei capolavori di Lev Tolstoj, “Guerra e pace”.

La scomparsa di Boris Pahor. Una fragile barca in una storia secolare

La violenza senza giustificazione razionale o semplicemente umana è stata più volte incrociata nella lunga vita di uno dei più importanti rappresentanti della cultura e della narrativa slovena del Novecento: è Boris Pahor, scomparso nella sua Trieste a 108 anni. La storia, verrebbe la tentazione di dire le storie, di Pahor è simile ad una fragile barca che attraversa due guerre mondiali, la convivenza tra popoli e religioni, e poi gli incendi dei fascisti contro l’etnia slovena.