Alessandro Masi con “L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo” parte dagli elementi storici a cavallo tra due e trecento per aprire nuovi varchi, come quello della fascinazione francescana anche nello spirito del grande artista.
Un intellettuale umanista che ha guardato al futuro, Yehoshua, sacrificando il rito e la figura vulgata dell’ebreo fisso unicamente sulla Memoria. Costruire era il segno della sua costellazione non solo narrativa
Un saggio sulle ideologie e un intramontabile classico della letteratura ci aiutano a comprendere alcune vicende moderne. “Sul nazionalismo” è una sorta di manifesto ideologico, scritto nell’ultimo anno della seconda guerra mondiale, in cui Orwell prende le distanze da quelle utopie che sembravano aver cambiato il mondo e che in realtà si erano rivelate peggiori dei mali combattuti, instaurando regimi assolutistici e sanguinari. Ma la critica radicale alla propria società veniva però da lontano, dagli anni sessanta dell’Ottocento, quando uscì a puntate, su una rivista russa, uno dei capolavori di Lev Tolstoj, “Guerra e pace”.
La violenza senza giustificazione razionale o semplicemente umana è stata più volte incrociata nella lunga vita di uno dei più importanti rappresentanti della cultura e della narrativa slovena del Novecento: è Boris Pahor, scomparso nella sua Trieste a 108 anni. La storia, verrebbe la tentazione di dire le storie, di Pahor è simile ad una fragile barca che attraversa due guerre mondiali, la convivenza tra popoli e religioni, e poi gli incendi dei fascisti contro l’etnia slovena.
La figura di Maria non ha solo attraversato l’arte e la letteratura di tutte le latitudini, ma anche quella particolare dimensione che è stata chiamata “visione del mondo”.