Un saggio sulle ideologie e un intramontabile classico della letteratura ci aiutano a comprendere alcune vicende moderne. “Sul nazionalismo” è una sorta di manifesto ideologico, scritto nell’ultimo anno della seconda guerra mondiale, in cui Orwell prende le distanze da quelle utopie che sembravano aver cambiato il mondo e che in realtà si erano rivelate peggiori dei mali combattuti, instaurando regimi assolutistici e sanguinari. Ma la critica radicale alla propria società veniva però da lontano, dagli anni sessanta dell’Ottocento, quando uscì a puntate, su una rivista russa, uno dei capolavori di Lev Tolstoj, “Guerra e pace”.
La violenza senza giustificazione razionale o semplicemente umana è stata più volte incrociata nella lunga vita di uno dei più importanti rappresentanti della cultura e della narrativa slovena del Novecento: è Boris Pahor, scomparso nella sua Trieste a 108 anni. La storia, verrebbe la tentazione di dire le storie, di Pahor è simile ad una fragile barca che attraversa due guerre mondiali, la convivenza tra popoli e religioni, e poi gli incendi dei fascisti contro l’etnia slovena.
La figura di Maria non ha solo attraversato l’arte e la letteratura di tutte le latitudini, ma anche quella particolare dimensione che è stata chiamata “visione del mondo”.
"La crepa" di Massimo Scialpi, psicoterapeuta, rivaluta le cosiddette nevrosi, che sono in realtà una risposta a fattori di crisi e che attivano delle difese contro stimoli e situazioni negative.
Non solo Dante. L’irrappresentabile Grazia mariana si manifesta nella storia di ognuno. E non è un caso che qualcuno abbia visto nell’omaggio dei trovatori provenzali alla signora distante e abissalmente altrove il simbolo stesso della devozione alla Non-Toccata, sotto il mascheramento dell’amore umano, anche se rispettoso e non legato al possesso. E ancora: Petrarca e Tomasi di Lampedusa, Lorenzo il Magnifico e Alda Merini, Rebora e Eliot. La letteratura e la poesia, attraverso i secoli, traboccano di immagini della Vergine.