L’arcivescovo di Mosca: “Sono rimasto molto amareggiato dalle parole volte al riarmo che ho sentito. Capisco le preoccupazioni che i leader europei possono avere, però mi sembra che non abbiamo imparato nulla dalla storia. E la storia ci indica che deve restare il rispetto della dignità della persona e dei popoli in primo piano. Ora, andare verso un riarmamento – comprendendo tutte le necessità di una difesa – non è la strada da percorrere. La pace in Europa oggi non può purtroppo andare in questa direzione”
Nel marzo 2022, furono quattro donne a salvare dagli effetti devastanti di un bombardamento il Museo d’arte di Kharkiv e a mettere in sicurezza le sue opere d’arte. “C’è chi in questa guerra combatte in trincea. Noi abbiamo lottato tra queste mura. E’ una storia d'amore perché è l’amore a spingerci a farlo”.
L'incontro con un soldato che ha appena lasciato le trincee per andare a trovare la famiglia. Un congedo che arriva dopo un anno vissuto ininterrottamente sul fronte. "Qualsiasi guerra è sporca ed è sporca da entrambi le parti. Cosa faccio? Lancio artiglierie. Magari contro un padre di famiglia, una brava persona". Non c'è odio né nella sua voce né nei suoi occhi.
Sergii Chernov, politico ucraino di Kharkiv, analizza i tentativi in atto tra Unione Europea e gli Stati Uniti di Trump di porre fine alla guerra. "Mi provoca un grande dispiacere vedere che si sta organizzando il destino dell'Ucraina senza gli ucraini. Se funzionasse il diritto internazionale questo non succederebbe. Bisogna trovare meccanismi internazionali che siano realmente capaci di difendere i diritti dell'uomo e la legittimità dei confini".
C’è una parte dell’Ucraina che non ha smesso di credere nel futuro e opera, nel silenzio, per renderlo già da oggi possibile. Nonostante i droni, gli allarmi e i missili. Siamo andati a conoscere questo popolo di uomini, donne, giovani che lavora a più livelli. Dallo sport all’università, nelle accademie di arte e design, negli istituti per il turismo e l’alberghiero. Lo fanno anche se le loro sedi sono state colpite dai missili e sono ancora in parte demoliti. “Kharkiv è come una fenice”, dice Anatoliy Huba, vice rettore dell'Accademia dello sport. “Saprà risorgere dalle ceneri”.
A fianco della cattedrale cattolica latina di Kharkiv, si trova la sede di Caritas Spes. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, vengono distribuiti aiuti umanitari e pasti caldi. Ma a soffrire di più sono i bimbi dai 3 ai 5 anni. Anche per loro, Caritas Spes ha realizzato un centro con attività ricreative e didattiche. A sostenere questa complessa macchina della solidarietà ci sono 56 volontari coordinati dal direttore padre Wojciech Stasewicz.
In uno dei cimiteri di Kharkiv, nelle foto sono ritratti i volti di ragazzi e ragazze, tutti in divisa, spesso appena ventenni. Sono una moltitudine. Non si sa esattamente quanti siano i caduti ucraini morti sul fronte. Il vescovo greco-cattolico Tuchapets: “Spesso le persone mi chiedono: ma quando finirà la guerra? La gente è stanca, vuole tornare a vivere una vita serena ma fin quando un nemico ci aggredisce, non è possibile pensare alla pace. Possiamo solo pregare e sperare in Dio”
Mons. Pavlo Honcharuk, vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhia dei Latini, racconta: “Mi è capitato di seppellire in un cimitero una mamma che teneva tra le sue braccia il suo bambino. Gli operatori ci hanno detto di non essere riusciti a staccarli perché erano bruciati insieme”. Questo è il “volto” vero della guerra
Mentre si sentono esplosioni a distanza, Irina, Diana, Ksenia e Tamara raccontano come si vive a Kharkiv, la città che si trova nell’estremo est del Paese in una delle regioni dell’Ucraina più vicina ai luoghi del fronte. Dove si combatte. Di notte e di giorno. “E’ diventato tutto più complicato”, dicono. E’ difficile muoversi, a causa degli allarmi. Difficile uscire di casa, andare a fare spese nei negozi. Finirà presto la guerra? “Purtroppo non credo”, risponde Tamara. “Temo che sarà ancora lunga. Ma siamo un popolo coraggioso. Resisteremo”.