Dall’8 al 12 febbraio una delegazione della Cei è stata ad Abu Dhabi per l’incontro “Formazione e scambi nel contesto del Documento sulla fratellanza umana e delle sue ricezioni”. Il viaggio di formazione è stato organizzato dall’Ufficio per il dialogo interreligioso ed ecumenico della Cei e del Vicariato apostolico dell’Arabia meridionale, dalla Chiesa di San Francesco e dalla Abrahamic Family House. Mons. Derio Olivero: “Essere qui ad Abu Dhabi e in particolare nella Abrahamic Family House, è essere dentro un sogno che prende corpo. Penso che per tutti noi sia importante essere qui perché è vedere che è possibile credere che le religioni possono diventare fermento di fraternità e possono convivere con un comune desiderio: stare nello spazio pubblico insieme per essere un germe di coesione sociale”.
È arrivata a Kharkiv in questi giorni una nuova spedizione di aiuti di Papa Francesco, organizzata dal Dicastero per il Servizio della Carità in collaborazione con la comunità greco-cattolica ucraina di Roma. Suor Olexia Pohranychna, della Congregazione delle suore greco-cattoliche di San Giuseppe, afferma: “Questi aiuti ci dicono che, anche se non è fisicamente qui, il Papa è con noi. Ci raggiunge persino in questi luoghi colpiti ogni giorno da missili, bombe telecomandate e droni. Per questo lo ringraziamo di cuore”
Due anni dopo il terremoto che ha colpito Turchia e Siria, la crisi umanitaria è ancora in atto. “I corpi sono stati sepolti e molte macerie rimosse, ma la ricostruzione non può limitarsi agli edifici”, racconta al Sir mons. Ilgit, amministratore apostolico di Anatolia. “Se non curiamo e manteniamo insieme le pietre rimaste ‘vive’, sarà inutile ricostruire”
“La teoria della pace non sia staccata dalla vita”. E’ quanto afferma al Sir il nunzio apostolico a Kiev, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, commentando le ultime “notizie” sul fronte diplomatico internazionale dopo le dichiarazioni di ieri del presidente ucraino Zelensky che al giornalista inglese Piers Morgan ha detto di essere pronto a sedersi ad un tavolo con Putin e alla risposta della Russia che, pur con freddezza, ha accolto questa disponibilità.
Parole durissime anche da parte del segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), rev. Jerry Pillay, che ha descritto il “piano” del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Gaza come “equivalente a proporre una pulizia etnica su vasta scala e una neocolonizzazione della patria di 2 milioni di palestinesi di Gaza”.
Il dolore e la preghiera dei cattolici per le vittime del brutale attacco a Örebro (in Svezia). È quanto assicura, in una dichiarazione giunta al Sir, il card. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma.
Parlano i giovani ucraini dell’incontro che sabato 1° febbraio hanno avuto in collegamento online da casa Santa Marta con papa Francesco. Sofia ha 17 anni. “Mi ha colpito molto – dice al Sir – il fatto che, mentre parlava, il papa aveva nelle mani un Vangelo di un giovane soldato ucraino”, morto ad Avdiivka. “E ci ha anche mostrato il suo rosario, che ha chiamato una reliquia. Ci ha detto che questo rosario è oggi sulla sua scrivania e tutti i giorni prega. Questo significa che noi non siamo dimenticati da papa Francesco, ma ci ricorda ogni giorno”
Presentato oggi a Roma il progetto “Prendersi cura – Una famiglia per ogni comunità”. A promuoverlo sono il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo, dalla Rete Mare Nostrum e dalla fondazione Giorgio La Pira, in “continuità allo spirito che ha animato gli incontri dei vescovi di Bari e Firenze”. Si rivolge in modo particolare a beneficio di emigranti, rifugiati, richiedenti asilo, a tutte quelle “situazioni di disagio e criticità che con numeri sempre più preoccupanti, caratterizzano purtroppo la nostra società”. Opera-segno di una Chiesa che in questo anno giubilare si mette “al servizio dei più poveri e degli ultimi”.
Noemi Di Segni al Sir: “È un giorno in cui fare un bilancio, quantomeno morale, delle scelte che sono state fatte e di quelle da fare oggi. È un giorno di ‘bilancio di civiltà’. Non vogliamo che sia solo un giorno in cui si ascoltano i testimoni e si piange con loro. Vorremmo che quel dolore vissuto e quell’orrore visto facciano capire come si è arrivati a quel punto. Ci si è arrivati perché c’erano delle falle e delle fragilità nella società italiana. Fare ‘Memoria’ significa fare un lavoro di coerenza e responsabilità”