“A dire la verità adesso è un periodo in cui gli aiuti umanitari diventano sempre minori. E beni come cibo, vestiti, medicine, scarseggiano”. Da Zaporizhzhia è mons. Maksym Ryabukha, vescovo ausiliare dell'Esarcato arcivescovile di Donetsk nel Donbass, a fare il punto della situazione da una delle aree più “calde” del conflitto ucraino: “Si cerca di fare tutto il possibile. Ma ci sono purtroppo zone inaccessibili in cui non è più possibile ad arrivare”
Anche il Myanmar, che da circa tre anni sta vivendo una delle pagine più oscure della sua storia, si unisce alla Giornata di preghiera mondiale per la pace del 27 ottobre fortemente voluta da Papa Francesco. Sono i vescovi delle diocesi di Loikaw e Hakha ad assicurarlo al Sir. Da Roma, dove sta partecipando al Sinodo, il cardinale Charles Bo ha invitato con una lettera i fedeli cattolici e cristiani del suo Paese ad aderire all’appello del Papa. L’invito è stato rilanciato dai vescovi in tutte le diocesi locali
“C’è molta sofferenza e paura nella nostra piccola comunità cristiana e nelle società sia israeliana che palestinese, poiché la violenza e l’odio producono solo distruzione”. Lo scrive il Patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa in risposta ad una lettera che mons. Mariano Crociata, presidente della Comece, gli ha inviato a nome dei vescovi dell’Unione europea. Il cardinale esprime alla Comece la sua gratitudine per “la vostra vicinanza spirituale e i vostri sforzi nel sensibilizzare la comunità internazionale”.
“Sono ore drammatiche” anche in Libano. “Il punto chiave oggi è l’attacco su Gaza. Se Israele dà inizio alle operazioni di terra, ci saranno ripercussioni sull’intera regione”. Fady Noun, giornalista indipendente di Beirut, descrive così al Sir quanto il Paese sta vivendo in queste ore con il fiato in sospeso quanto sta accadendo nel vicino Israele e Gaza. “Non sappiamo come potrà evolversi la situazione. Tutto dipenderà da un’invasione terrestre su Gaza. Se ciò dovesse accadere, il fronte prenderà completamente fuoco. Tutti i libanesi sperano che ciò non accada”
Subito dopo il bombardamento dell’ospedale al Ahli a Gaza, Hezbollah ha indetto “un giorno di rabbia senza precedenti” e centinaia di manifestanti hanno risposto alla chiamata in Libano, Giordania, Tunisia, Cisgiordania e Iran manifestando per strada e mirando soprattutto alle ambasciate. Una reazione che ha coinciso in Europa con un picco di allerta che ha coinvolto aeroporti, musei e luoghi di culto, in primis le sinagoghe. L'imam Pallavicini (Coreis) spiega: "Un giorno della rabbia da un punto di vista di chi è veramente religioso e tra questi anche i musulmani, non ci può essere”
Nuovo appello ieri all’Angelus del Papa per il popolo armeno del Nagorno Karabakh a difesa questa volta dei monasteri e dei luoghi di culto, affinché “possano essere rispettati e tutelati”. Sua Beatitudine Minassian, patriarca di Cilicia degli armeni: “Distruggere le chiese e i monasteri che si trovano in quella regione, significa voler cancellare una storia e quindi distruggere un intero popolo. Ringraziamo il Papa per aver preso questa iniziativa. Il nostro auspicio è che le sue parole possano risvegliare l’Onu e la comunità internazionale affinché agiscano a protezione della storia e della cultura di tutte le Nazioni”
“Non abbandoniamo Israele. Israele è il baluardo della democrazia in Medio Oriente. Israele deve vincere questa battaglia, deve essere sostenuto con la solidarietà e con interventi fattivi di tutto il mondo occidentale, altrimenti non sarà perso Israele, sarà perso il mondo per come lo conosciamo”. È questo “il messaggio” che le celebrazioni degli 80 anni dal rastrellamento degli ebrei dal ghetto di Roma (16 ottobre 1943) vogliono gridare al mondo oggi e a farsene portavoce è, in questa intervista al Sir, il presidente della comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun
I messaggi viaggiano via Whatsapp. Le telefonate sono brevissime. Ma lo scambio di notizie in queste ore drammatiche di attacchi e assedi è intensissimo. Scrive da Gaza una donna della comunità cristiana dei Focolari: “Se Dio ci chiamasse a sé, siate certi che dal Cielo continueremo a pregare con voi e a supplicarlo con maggiore forza di avere compassione del suo popolo e di voi. Pace, sicurezza, unità e fratellanza universale, questo è ciò che desideriamo e questa è la volontà di Dio e anche la nostra. Come in cielo così in terra”. A rispondere, c’è una ebrea ortodossa, anche lei vicina ai Focolari. Vive però “dall’altra parte”, in una località del distretto di Tel Aviv
Salta il tentativo del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc) di portare attorno ad un tavolo di dialogo le due chiese ortodosse ucraine, la Chiesa ortodossa di Ucraina guidata dal Metropolita Epifanij e la Chiesa ucraina ortodossa legata al Patriarcato di Mosca.