“L’abuso sessuale di minori da parte del clero e la sua cattiva gestione da parte dei leader ecclesiastici sono stati una delle sfide più grandi per la Chiesa del nostro tempo”.
“I giovani hanno molti meno problemi e quindi normalmente si incontrano e sanno trovare subito una lingua comune che non è solo quella della fede, sebbene certamente in primo piano, ma è anche quella della carità, del servizio, dell’accoglienza dell’altro. Una occasione come questa sarà per molti la possibilità di abbracciarsi perché adesso non è possibile farlo”.
Al via il 41° viaggio apostolico di Papa Francesco in Ungheria dove rimarrà a Budapest dal 28 al 30 aprile. Con mons. Tamás Tóth, segretario generale della Conferenza episcopale ungherese, ripercorriamo in questa intervista al Sir gli incontri in programma e i temi che saranno al centro di questa visita: la guerra, i poveri, i rifugiati, la famiglia. “È un grande onore ricevere il Santo Padre per la seconda volta Budapest”, dice mons. Tóth. “Al di fuori dell’Italia non c’è altro paese che il Santo Padre ha visitato due volte. E questo la gente, indipendentemente dalla religione o dalla confessione, lo ha capito”
“L’Europa forse potrebbe realmente fare qualcosa di più per la pace”. A richiamare la responsabilità dell’Europa per porre fine ad una escalation di tensione crescente tra Russia e Ucraina è mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, interpellato dal Sir dopo il ritrovamento in una foresta a soli 35 chilometri a est da Mosca di un drone con un carico di 18 chilogrammi di esplosivo.
Sono arrivati questa mattina all'aeroporto di Roma Fiumicino 67 rifugiati, dei quali 20 minori, dal Corno d'Africa. È il primo viaggio reso possibile grazie alla firma del terzo Protocollo d'intesa tra Comunità di Sant'Egidio, Conferenza episcopale italiana, che agisce attraverso Caritas Italiana, e Governo italiano, per l'apertura dei Corridoi umanitari dall'Etiopia. Di nazionalità eritrea e sud sudanese, le persone giunte oggi a Roma, erano da tempo rifugiate in Etiopia e sono state, in gran parte, segnalate da parenti o amici che si trovano in Italia. Saranno accolte in diverse regioni italiane (Lazio, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto) e avviate immediatamente ad un percorso di integrazione.
“Per gli italiani è estremamente importante che i vari cammini spirituali di coloro che fanno parte della nostra nazione, diventino realtà che interessano la vita di tutti. Abbiamo bisogno di crescere nell’inclusione. Questo è un problema serio. E si cresce nell’inclusione in tanti modi. Uno di questi è prendere sul serio il cammino spirituale altrui, con il suo calendario, le sue feste, i suoi riti”.
Una Chiesa che da sempre serve da ponte tra l’ortodossia e Roma. In prima linea nella ricerca di una pace in Europa. Schierata silenziosamente in aiuto dei migranti che continuano a passare per il Paese per raggiungere l’Europa. È la Chiesa cattolica di Ungheria che dal 28 al 30 aprile accoglierà Papa Francesco a Budapest. “La parola centrale di questa visita è futuro e il nostro futuro è Cristo” spiega don Csaba Török, portavoce dei vescovi ungheresi, a presentare in un incontro online organizzato da Iscom (Pontificia Università della Santa Croce) le attese del popolo ungherese in vista del viaggio apostolico
Ancora una Pasqua sotto i colpi dei missili. Secondo le cifre date dal capo del dipartimento delle comunicazioni della polizia nazionale, in più di 13mila chiese ieri sul territorio dell'Ucraina si sono tenuti i servizi festivi della Pasqua ortodossa che secondo il calendario giuliano, si celebra una settimana dopo la Pasqua cattolica. Anche quest’anno, ingente il numero delle forze dell’ordine schierato per assicurare il più possibile la sicurezza con il coinvolgimento di oltre 20mila agenti su tutto il territorio nazionale. Nei sermoni pasquali dei vescovi greco cattolici, da Kharkiv a Donetsk fino ad Odessa, riecheggiano i dolori del popolo ucraino ma anche la fede incrollabile nella vittoria e nella rinascita della loro terra
Alla vigilia della Pasqua e a quasi due mesi dal sisma, parla da Iskenderun il vicario apostolico dell’Anatolia, mons. Paolo Bizzeti: “Noi, nella Pasqua, ci siamo immersi da quasi due mesi, perché il terremoto è stato ed è tuttora un mistero di morte e di vita che si combattono”. Ripensando alla Via Crucis di Gesù, mons. Bizzeti indica in particolare le stazioni in cui “Gesù cade e si rialza. Non cade una volta sola ma varie volte”. “L’augurio – dice - è che tutti siano impegnati a trasformare la morte in una occasione di vita, di solidarietà, di speranza. Non dobbiamo lasciarci sopraffare dalla paura della morte e dalle cadute perché insieme ci si può sempre rialzare”.