Maria Chiara Biagioni

Maria Chiara Biagioni

Preghiera per le mamme dei soldati caduti. Mons. Pezzi (Mosca): “I morti in guerra non hanno segni distintivi”

Mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, commenta la preghiera di Papa Francesco, all'udienza generale di mercoledì 5 aprile, per le mamme dei soldati ucraini e russi, morti sul fronte. “Tutti i morti in guerra non hanno più colore, non hanno più segni distintivi. L’unico segno è il cuore grondante di sangue che grida e che si eleva a Dio perché li accolga nel suo Regno”. E aggiunge: “La voce del Papa non ha mai smesso di arrivare in Russia”. “Si può non essere d’accordo con lui, si può pensarla diversamente ma certamente si riconosce in lui un uomo vero, un uomo di Dio”

Terremoto in Turchia. Mons. Bizzeti (Iskenderun): “Non lasciamoci sopraffare dalla paura della morte, insieme possiamo rialzarci”

Alla vigilia della Pasqua e a quasi due mesi dal sisma, parla da Iskenderun il vicario apostolico dell’Anatolia, mons. Paolo Bizzeti: “Noi, nella Pasqua, ci siamo immersi da quasi due mesi, perché il terremoto è stato ed è tuttora un mistero di morte e di vita che si combattono”. Ripensando alla Via Crucis di Gesù, mons. Bizzeti indica in particolare le stazioni in cui “Gesù cade e si rialza. Non cade una volta sola ma varie volte”. “L’augurio – dice - è che tutti siano impegnati a trasformare la morte in una occasione di vita, di solidarietà, di speranza. Non dobbiamo lasciarci sopraffare dalla paura della morte e dalle cadute perché insieme ci si può sempre rialzare”.

Conclusa la carovana della pace. Cofano (#StopTheWarNow): “Siamo l’Italia che non vuole rimanere indifferente”

Si è conclusa oggi, con il rientro in Italia dei 30 furgoni, la carovana della pace della Rete #StopTheWarNow. Ultima tappa, dopo Odessa e Mykolaiv, la città di Kherson dove ancora russi e ucraini si combattono da una sponda all’altra del fiume. Gianpiero Cofano, coordinatore della Rete: “Siamo l'Italia che non vuole rimanere indifferente. Che ha a cuore il destino di pace di questo Paese. Chi è venuto qui, lo ha fatto per dire all’Italia di non dimenticare il popolo ucraino, per esprimere solidarietà e vicinanza, per spingere i nostri politici a lavorare per i negoziati. Noi siamo convinti che la pace è frutto anche di una spinta che viene dal basso”

Ucraina. Domenica della Palme a Mykolaiv: nella speranza di vedere germogliare il seme della pace

Domenica delle Palme, nella città di Mykolaiv, nel sud dell’Ucraina, a 40 chilometri di distanza dal fronte, dove ancora si combatte, si distrugge e si muore. Sono voluti venire qui in questa città i 150 volontari della carovana della pace #StopThe WarNow. Hanno scelto come data la Domenica delle Palme e come luogo la parrocchia cattolica di San Giuseppe. Hanno percorso 5mila chilometri, per portare non solo tonnellate di aiuti umanitari ma anche questo messaggio di pace e la preghiera perché “cessino il rumore dei carrarmati e delle bombe”

Festa, musica e aiuti umanitari. Così la città di Mykolaiv torna a vivere di nuovo

Distribuzione di pacchi alla popolazione mentre sulla piazza vengono montati microfoni e amplificatori. Cominciano la musica, le canzoni. L’atmosfera si scalda. La gente comincia a battere le mani e ballare. Per un pomeriggio la città è strappata dal grigiore della guerra e può finalmente riprendersi la sua normalità. La missione di #StopTheWarNow si riassume in questa piazza: fraternità e aiuto umanitario, condivisione e vicinanza. “Siamo qui per dirci che siamo fratelli, siamo vicini”, ha detto a nome di tutti Ivana Borsotto, presidente della Focsiv

Un generatore per l’ospedale pediatrico di Odessa. “Così possiamo salvare molte vite umane”

È stato inaugurato questa mattina nella città portuale ucraina un generatore consegnato grazie alla carovana della pace StopTheWarNow. L’impianto ha una potenza di 200 kilowatt ed è stato acquistato grazie ad un contributo significativo dell’arcidiocesi di Bologna e del card. Matteo Maria Zuppi. Un pezzo d’Italia dunque da oggi batte nel cuore dell’Ucraina che a causa dei continui attacchi missilistici russi mirati alle infrastrutture civili essenziali del paese, rimane spesso senza elettricità mettendo in difficoltà estrema la popolazione e a rischio i servizi essenziali delle città

Moldavia. Mons. Cosa (Chisinau): “Qualsiasi cosa succederà, noi saremo sempre a fianco della gente”

Dopo le manifestazioni in piazza, parla mons. Cosa, vescovo di Chisinau: “Ci sono profonde tensioni che attraversano la società, tantissime difficoltà sia sul piano politico che su quello economico. Sono tensioni che hanno un impatto forte sulla vita della gente, ogni giorno. Fanno paura. Ma la Chiesa è qui, sempre presente, a fianco del suo popolo, sempre schierata dalla parte del bene, sicura che il male non avrà l’ultima parola”. E sul processo di integrazione europea, osserva: “L’Europa è la strada che può condurre verso gli autentici valori cristiani che non si fondano su nessun nazionalismo ma sui principi della democrazia, della libertà, della giustizia e del rispetto dei diritti di ciascuno. Questa è l’Europa”

2.500 km on the road, 25 furgoni e 150 persone. Riparte il “popolo” che non “si rassegna alla guerra”

Riparte giovedì 30 marzo la quinta carovana della Rete italiana #StopTheWarNow. 150 volontari provenienti da tutta Italia e in rappresentanza di 175 associazioni e movimenti della società civile italiana, laici e religiosi. Raggiungeranno Odessa e Mykolaiv muovendosi con furgoni e mezzi propri, carichi di aiuti umanitari. All’ospedale pediatrico di Odessa, i volontari consegneranno alla presenza delle autorità e del direttore un grosso generatore elettrico di 200 kilowatt acquistato grazie al contributo “significativo” dell’arcidiocesi di Bologna e del cardinale Matteo Zuppi.