Fr. Alois, priore della Comunità ecumenica di Taizé, è appena tornato da un viaggio in Ucraina dove per cinque giorni, ha visitato i responsabili delle Chiese e incontrato i giovani nelle città di Kiev e Leopoli. “Abbiamo visto e vissuto il messaggio stesso di Natale: la luce che viene nella oscurità”. Fr. Alois è ora a Rostock, in Germania, dove dal 28 dicembre fino al 1° gennaio si svolgerà il tradizionale Incontro europeo dei giovani. Giunto alla 45ma edizione, all’incontro parteciperanno 5.000 giovani provenienti da tutta Europa. Ci sarà anche l'ex-presidente della Repubblica federale di Germania, Joachim Gauck, che interverrà alla preghiera delle 13 del 30 dicembre.
Da vari episcopati latinoamericani sale l’invito alla preghiera per il Papa emerito Benedetto XVI, in seguito alla richiesta fatta ieri, al termine dell’udienza generale da Papa Francesco. La Conferenza episcopale peruviana “chiede a tutti i fedeli peruviani di elevare con fervore filiale le loro preghiere per la salute di Papa Benedetto XVI, affinché il Signore lo rafforzi in questo momento”.
Viene già chiamato “il miracolo di Natale”. Il 23 dicembre, i russi hanno bombardato il centro di Kherson da Grady. Due razzi sono volati contro la chiesa cattolica che in quel momento era piena di persone e anche bambini, ma non sono esplosi. Uno è caduto e si è spezzato in due, l’altro è rimasto incastrato nel muro.
Il pianto dei familiari ai funerali dei soldati. Ma “il dolore più grande è quando muore un bambino”. Le città al buio e le case senza riscaldamento: “Ma nel buio in cui siamo sprofondati, si vede meglio ciò che è essenziale”. “Sarà certamente un Natale diverso rispetto agli anni passati” e a raccontarlo è mons. Oleksandr Yazlovetskiy, vescovo ausiliare della diocesi di Kiev-Zhytomyr e presidente della Caritas-Spes: “Il nostro augurio è uno solo ed è pace, pace, pace. La pace è come l’aria che respiriamo. È essenziale. Abbiamo bisogno di pace per vivere. La pace è al primo posto nei desideri oggi degli ucraini. Auguro quindi a tutti pace”
Lettera delle Chiese cristiane al capo della politica estera dell'Unione europea Josep Borrell, perché intervenga e faccia il possibile per aiutare il popolo di etnia armena dell'Artsakh/Nagorno-Karabakh bloccato dagli azeri e tagliato fuori da vie di comunicazione e accesso al gas, proprio all'inizio dell'inverno. "In queste circostanze – scrivono i due organismi ecumenici -, i timori armeni di un nuovo genocidio contro di loro non possono essere ignorati, e il blocco dell'Artsakh/Nagorno-Karabakh è un contesto in cui tali timori sono notevolmente e comprensibilmente esacerbati".
La storia raccontata al Sir di padre Oleksandr Bogomaz, sacerdote della Chiesa greco-cattolica di Melitopol, che è stato preso con la forza, interrogato per tre ore e minacciato. Poi dopo la lettura di una “sentenza” di accusa-farsa, buttato fuori dalla città: “Non ho mai pensato di morire ma ero spaventato. C’era un uomo che mi ha rimproverato molto, mi ha urlato contro e detto ogni tipo di abominio, ha anche minacciato di spararmi. Non provo odio o sentimenti negativi nei loro confronti. Non voglio nemmeno pensarci. Non voglio nutrire il male nel mio cuore”
Le immagini che arrivano parlano di ragazzi giovanissimi giustiziati e di madri che piangono sul luogo dove sono stati seppelliti. Azar Karimi fa parte dell’Associazioni giovani iraniani in Italia e la sua missione oggi è far sapere al mondo cosa sta succedendo in Iran e soprattutto nelle carceri iraniane. “Il bilancio degli arresti e delle persone che sono morte - dice - è altissimo ma non è quello reale. Sicuramente sono di più di quello che ci arriva come documentazione. A noi risultano 700 morti e 30 mila persone arrestate. Ma, ripeto, sono di più. E parliamo anche di bambini, ragazzi minorenni, giovani, uomini e donne. Non c’è filtro”.