Parla mons. José Luis Mumbiela Sierra, vescovo di Almaty e dal 29 aprile di quest’anno presidente della Conferenza episcopale dell’Asia centrale, delle attese e delle speranze che le piccole comunità cattoliche di questi Paesi nutrono per il viaggio apostolico di Papa Francesco. Arriverà a Nur-Sultan il 13 settembre e il giorno dopo parteciperà al “VII Congress of Leaders of World and traditional Religions”, insieme a 108 delegazioni provenienti da 50 Paesi. “Si tratta – dice il vescovo – certamente di un’occasione provvidenziale da non perdere: nel cuore geografico dell’Eurasia si ascolterà un appello speciale all'unità e al dialogo, un appello corroborato dai leader delle diverse confessioni religiose. Il Papa sta dimostrando ancora una volta di fare tutto il possibile, nonostante le sue condizioni di salute limitate, per costruire ponti di pace e di dialogo, per risolvere i conflitti attuali e porre le basi che servano a evitare un futuro ancora più oscuro. Cosa posso dirgli? Vorrei esprimergli e trasmettergli tutto l'affetto e il sostegno dei cattolici di questo Paese
“La Regina Elisabetta II rimarrà, sempre, una luce splendente nella nostra storia. Possa ora riposare in pace”. “Queen Elizabeth II Requiescat in Pace”. Con queste parole cariche di dolore il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles, rende omaggio alla Regina con un comunicato diffuso nei minuti successivi all’annuncio della sua morte dato dalla famiglia reale.
“Non è il numero che conta davanti a Dio. Andremo lì con un cuore spalancato e pieno di attesa per quello che il Papa durante l’omelia della messa ci dirà. Andremo con un cuore aperto a capire, ad ascoltare, ad accogliere il messaggio e i suggerimenti che ci vorrà dare”.
La guerra in Ucraina è “illegale e ingiustificata”. “È incompatibile con la natura stessa e la volontà di Dio per l’umanità ed è contro i nostri principi cristiani ed ecumenici fondamentali”.
“Secondo le notizie che riceviamo dalle autorità ucraine, dall’inizio della guerra sull’Ucraina sono stati lanciati 3.500 razzi. Questo è un record assoluto nella storia delle guerre moderne. Più di 7.000 civili sono stati uccisi e 5.500 sono rimasti feriti. E parliamo solo dei dati ufficiali mentre in realtà saranno molti di più”.
Si è conclusa sabato 3 settembre la seconda carovana della pace che, sotto l’egida della Rete StopTheWarNow, ha portato prima a Odessa e poi a Mykolaiv 50 volontari italiani ed una decina di tonnellate aiuti umanitari. Questa volta, l’iniziativa di solidarietà e pace si è spinta fino a pochi chilometri dal fronte di Kherson raggiungendo i volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII che da tre mesi hanno scelto di vivere a Mykolaiv
La storia della famiglia Uslenghi, di Luigi e Cristina che insieme alle loro due figlie hanno partecipato alla carovana della pace, percorrendo migliaia di chilometri da Milano per raggiungere Mykolaiv, città a sud dell’Ucraina a pochi chilometri dal fronte. Il racconto di una esperienza di solidarietà vissuta tra esplosioni e allarmi. Rebecca, classe 2003, è la più giovane dei volontari. “Facevo già azioni di volontariato a casa. Durante il lockdown ho aiutato a portare pasti caldi alle persone più svantaggiate. Questa carovana mi ha dato la possibilità di vivere un’esperienza di aiuto internazionale più grande”
La vita a Mykolaiv scorre così: alterna momenti di normalità ad altri sotto attacco. Qui tutti sono consapevoli di poter essere colpiti, anche in casa, anche per strada, da un momento all’altro. Maskym Kovalenko, deputato del consiglio comunale di Mykolaiv, dice: “Non sono preoccupato per il futuro. Qui si vive giorno per giorno e si resiste”. Inaugurato un dissalatore acquistato grazie alla rete di StopTheWarNow. La vice-sindaco ai volontari italiani: “Non abbiamo parole per esprimere la nostra gratitudine”
Il fronte dista da qui solo 5 chilometri. Si combatte a Mykolaiv. Si sentono le esplosioni. Sono tonfi profondi e improvvisi. Le sirene suonano in continuazione. Anche il ponte che collega la città a Odessa è stato preso di mira dai russi. Su una popolazione di 400mila abitanti, più della metà è fuggita. Sono rimasti soprattutto gli anziani. È in questo contesto di guerra che è arrivata ieri la carovana della pace. Grazie ai fondi raccolti dalla rete “StopTheWarNow”, oggi sarà inaugurato un dissalatore che porterà alla popolazione locale acqua pulita e potabile. “L’acqua che ci arriva a casa è sporca e salata”, dice una signora. Ma perché rimane qui? “Per questa è la nostra terra e la nostra casa. Non andiamo via”