La scelta da parte dell’esecutivo dei vertici di alcune grandi realtà economiche che hanno lo Stato quale unico azionista o come azionista più importante.
La rivoluzione tecnologica di tale scelta determinerà una sicura perdita di molti posti di lavoro, dentro un indotto colossale fatto di marmitte, oli lubrificanti, cambi, componenti meccaniche, officine, pezzi di ricambio…
I consumi si sono fatti più selettivi e intelligenti, ma non sono mancati. La liberata circolazione delle persone ha fatto riprendere i flussi turistici, il vero petrolio italiano.
Alla fine costerà allo Stato qualcosa come 110 miliardi di euro – una cifra mostruosa, oltre la metà del decantato Pnrr – per riqualificare energeticamente lo zero virgola degli edifici italiani.