Quando si parla di “costi” da tagliare in un ampio disegno di riordino, è un attimo che uno stabilimento passi dalla produzione di auto a quella di polvere e ragnatele.
Il terziario tornerà ad avanzare, ma solo quando l’economia metterà grasso sui fianchi per nutrire anche chi può campare quando le cose girano bene, assieme ai soldi.
La società italiana rischia di spezzarsi concretamente in due, sul modello sudamericano: chi sta bene e chi non ha i mezzi per un sostentamento dignitoso.
L’idea dei proponenti, al di là dell’essere favorevoli o contrari, avrebbe di fatto contribuito ad aumentare la pressione fiscale, non certo ad abbassarla.
I cambiamenti sono divenuti strutturali: chi si adegua, si attrezza per affrontare un futuro che invece si chiude davanti a chi non riesce ad affrontare questa nuova sfida.
L’autonomia regionale non funziona se non è collegata ad un’autonomia fiscale che, nell’immobile Italia del Gattopardo, appare però come un puro miraggio.