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(Sofia) Bulgari di nuovo alle urne per le elezioni politiche anticipate. L’ennesimo appuntamento con il voto per 6 milioni e mezzo di cittadini è per domenica 19 aprile. In un clima di instabilità politica ed elezioni ogni quattro mesi, l’ultimo governo di Sofia, guidato dal partito Gerb, insieme ai socialisti e “C’è un popolo come questo”, è durato circa un anno. Le proteste di massa del dicembre 2025, avvenute nelle maggiori città bulgare contro la corruzione e il modello di governo legato ad aggressività e disprezzo della gente comune, hanno portato alle dimissioni dell’esecutivo. Nel frattempo, le carte sullo scacchiere politico sono cambiate con l’arrivo di un nuovo protagonista: il Presidente Rumen Radev. Nel frattempo l’Europa sta a guardare e a Bruxelles non mancano le preoccupazioni legate alla stabilità interna, al versante economico e sociale e a eventuali derive della politica bulgara verso Mosca.
Il nuovo uomo forte di Sofia. Il 20 gennaio il capo di Stato si è dimesso, ad un anno della fine del suo secondo mandato presidenziale, entrando in politica con la coalizione “Bulgaria progressista”. Ex capo dell’aviazione bulgara, eletto presidente per la prima volta nel 2016 con il supporto dei socialisti e rieletto nel 2021, Radev si è creato un profilo di statista che, grazie al suo ruolo istituzionale, finora ha avuto risvolti positivi.
“Durante i suoi nove anni da presidente della Repubblica, Rumen Radev molto spesso è stato critico nei confronti dei rappresentanti dei governi degli ultimi 15 anni e in modo particolare di Boyko Borisov, il leader di Gerb considerato l’uomo forte di Sofia”, spiega al Sir il sociologo di Market links Dobromir Zhivkov (nella foto). “Ora le posizioni sono cambiate – aggiunge –. Le percentuali di approvazione dell’ex presidente è al 49%, nei sondaggi, mentre quello di Borisov è sceso al 16%”. Fra l’altro ci si aspetta un’affluenza record del 55% di votanti, tenendo presente che alle ultime elezioni avevano partecipato appena il 38% dei bulgari.
Vittoria di “Bulgaria progressista”? Secondo i sondaggi di Market links, presentati il 16 aprile, maggior consenso riceverà “Bulgaria progressista” con il 30,8% dei voti, seguiti a larga distanza da Gerb con il 18%, mentre i liberali di destra “Continuiamo il cambiamento – Bulgaria democratica” avranno l’11,2%. Nel parlamento bulgaro entrerebbero anche il Movimento per i diritti e le libertà con il 6,5% e il partito filorusso “Rinascimento” con il 4,2%. “Queste elezioni sono molto diverse dagli otto voti precedenti negli ultimi sei anni”, rileva Zhivkov. A suo avviso,
“in lui le persone vedono un leader forte capace di capovolgere realmente la politica”. A suo favore gioca “il fatto che nella sua biografia non ci sono pesanti aspetti negativi accumulati nel tempo, che inevitabilmente hanno invece i suoi concorrenti già reduci di essere stati al governo della Bulgaria”.
Un programma, tante promesse. Tra le priorità di Radev vi sono la lotta alla corruzione, una politica economica a favore dei poveri, anche al costo di dover opporsi a Bruxelles, senza escludere una distensione con la Russia. Zhivkov ricorda l’iniziativa di maggio 2025 dell’ancora Presidente della Repubblica che voleva indire un referendum sull’adozione dell’euro, respinto però dal Parlamento. “La Corte costituzionale ha dichiarato il progetto anticostituzionale; ma siccome nella realtà i prezzi si sono alzati, la gente ritiene che Radev avesse ragione”. Il sociologo chiarisce che “gran parte dei bulgari ha fiducia nel nuovo leader politico, ma ci sono anche coloro che trovano le sue idee problematiche”, affermando che
“il Paese non può essere trasformato con la bacchetta magica”.
Con approcci messianici simili, a Sofia le elezioni sono state vinte a larga maggioranza nel 2001 dall’ex re Simeone II e nel 2009 da Boyko Borisov. “Radev è stato molto attento a non usare una retorica eccessiva con gli oppositori, a non sbilanciarsi troppo per non deludere nessuno”, afferma il sociologo.
Lo sguardo verso la Russia. E mentre i critici di Radev ricordano la sua celebre battuta secondo cui “la Crimea è russa”, e temono che possa diventare il nuovo Orban bulgaro, Dobromir Zhivkov “esclude una deviazione dall’orientamento euroatlantico della Bulgaria”. “Da presidente avrà fatto qualche dichiarazione che lascia perplessi, ma nei governi tecnici che nominava (sua prerogativa costituzionale) non c’è mai stato un reale avvicinamento con la Russia, escluso un tentativo fallito di ripristinare le forniture di gas da Gazprom”.
L’incertezza del governo. La domanda che torna ad ogni elezione in Bulgaria è sempre se si riuscirà a formare un governo sostenuto da una maggioranza solida, fosse anche quella di “Bulgaria progressista”. Basteranno i suoi parlamentari eletti ad assicurare un esecutivo stabile? “Solo dopo il voto sapremo se Radev avrà il consenso di governare da solo o dovrà cercare una coalizione, stavolta magari solo con un altro partito”, sottolinea Zhivkov. Il quale non esclude neanche lo scenario di nuove elezioni in autunno insieme a quelle presidenziali. Prospettiva pessima per il Paese più povero dell’Ue, dove negli ultimi cinque anni l’inflazione è salita del 42%.