Il Giugno antoniano di quest’anno si propone di essere una sorta di “Piano antoniano di rinascita e resistenza”. E per il 13 giugno c’è un’alternativa inedita alla processione
Sabato 29 maggio alle ore 16.30 nella chiesa di Fiesso D’Artico, Marie Justine Rahantanirina emette, davanti al vescovo Claudio, la propria professione perpetua nelle Figlie di Nostra Signora dell’Eucaristia. Originaria del Madagascar, ha svolto il suo periodo di formazione (2012-2020) in Italia, tra Fiesso D’Artico e Napoli.
L’anno accademico 2020-21 della sede di Padova della Facoltà teologica del Triveneto si è concluso con la consegna di 57 titoli accademici di teologia: quasi la metà sono laici, donne e uomini, gli altri sono religiosi e religiose, seminaristi, diaconi e presbiteri. Circa un quinto proviene da Paesi europei e altri continenti (America Latina, Asia, Africa).
“#fragili. Ed io avrò cura di te?” è il titolo dell’edizione 2021 della Lunga notte delle chiese – in programma venerdì 4 giugno – a cui anche la Diocesi di Padova aderisce per la terza volta. «Avere cura della fragilità – spiegano i promotori – significa per prima cosa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società.
Torna per il terzo anno a Padova, coordinata dall’Ufficio di Pastorale della Cultura e dell’Università e dal Centro universitario, La lunga notte delle Chiese, iniziativa approdata in Italia nel 2016 grazie all’associazione BellunoLaNotte, che si è ispirata alla Lange Nacht der Kirchen, da parecchi anni proposta in Austria e in Alto Adige, coinvolgendo centinaia di chiese contemporaneamente.
Nell’ultimo appuntamento dei “Lunedì della missione” sono emersi i gravi problemi che stanno mettendo in ginocchio il Paese: l’emergenza sanitaria, certo, ma c’è anche molto altro...
Il 31 maggio 1922 a Padova in via Cesarotti 5, ebbe inizio con l’accoglienza di otto bambini l’attività della Casa Antoniana dei Buoni Fanciulli. Il suo fondatore don Giuseppe Paccagnella la definì «l’opera che sento voluta da Dio, con i collaboratori che il Cuor di Gesù mi ha dato per coadiuvarmi e per accogliere quei bambini orfani, abbandonati che sento di amare come padre, che sono al centro delle mie sollecitudini spirituali».
Forse il più grande segnale di speranza, il primo barlume luminoso al termine di questo lungo tunnel chiamato Covid, è la solidarietà nascosta – ma continua – che non cessa di arrivare alla Caritas diocesana per le necessità delle famiglie che la pandemia ha gettato nella povertà.